Anche quest’anno la Lav (Lega Anti Vivisezione) annuncia che in occasione del Palio di Asti, previsto per domenica 16 settembre, scenderà in piazza per protestare contro la storica corsa e contro l’utilizzo degli animali nelle feste di paese. Gli attivisti, assieme ai volontari di altre associazioni, fanno sapere di aver organizzato un picchetto in piazza Alfieri dalle 14.30. “Ogni anno in Italia centinaia di manifestazioni con equini vengono corse su improvvisati circuiti urbani, spesso senza i necessari, seppur minimi, criteri di sicurezza previsti dall’Ordinanza del Ministero della Salute del 9/9/2011, unico strumento attualmente in vigore per la tutela degli equidi impiegati nelle manifestazioni popolari – scrivono in una nota stampa -. Una vera piaga che purtroppo, in taluni casi, ha come esito finale anche la morte di uno o più animali. Come nel caso di Asti e dei “suoi” cavalli, protagonisti senza possibilità di scelta di un palio antico, che ebbe inizio nel 1275, quando gli astigiani devastarono con una corsa a cavallo i vigneti sotto le mura della città nemica, Alba. Sono passati secoli, cambiati usi e costumi, abbandonate vecchie tradizioni, ma il palio c’è ancora. In una società sempre più tecnologica e moderna, uno spaccato annuale di medioevo esiste e resiste, ed è la realtà, attualissima, degli animali usati per divertimento nelle feste di paese. In nome di quella ormai lontanissima devastazione ai danni di Alba, nella città di Asti sono morti 12 cavalli. Kim (1977), Graspanera (1982), Inferno (1987), Scodata (1990), Ulita (1993), Fiamma (2001), Malgrà e altri due cavalli dei quali non furono pubblicati i nomi (2002), Greatest e Loris (2003), Madrina (2009). Nel 1972, il cavallo Spumantino della contrada Canelli, moriva alla vigilia del Palio, forse avvelenato. Anche così si possono regolare i conti tra rioni, eliminando fisicamente un cavallo dato per favorito. Valeva due milioni e fu prontamente sostituito con un altro purosangue”. Gli animalisti puntano il dito anche sui trofeo messo in palio nella corsa. “Anche i premi del palio non sono animal-friendly: degli speroni, un gallo vivo (almeno fino a quel momento) e l’acciuga con l’insalata per l’ultimo arrivato – continuano gli attivisti -. Come sempre ribadiamo che non abbiamo nulla in contrario alle feste di paese e alle rivisitazioni storiche, a patto che non vengano coinvolti gli animali -. Già alcuni paesi hanno rinunciato alle tradizionali corse di cavalli o di asini, sostituendole con gare di abilità o di velocità, disputate dalla popolazione, anche con il coinvolgimento dei bambini. Manifestazioni che hanno un grandissimo successo, molto seguite da un pubblico sempre più numeroso, a dimostrazione che non servono gli animali per attrarre i turisti e rendere accattivante un pomeriggio di festa”.
Giornalisti americani e cinesi al Palio di Asti
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