Nuovo appuntamento con Indi(e)avolato Lab al Diavolo Rosso di Asti. Giovedì 22 novembre ospiti della rassegna saranno i Sintomi di Gioia. La band alessandrina presenterà il suo omonimo disco uscito il 30 ottobre per l’etichetta Indidacosa e prodotto da Umberto Giardini, ex Moltheni. Secondo lavoro discografico per i Sintomi di gioia che riconfermano la vena poetica e cantautorale emersa nel primo disco prodotto da Cristiano Lo Mele dei Perturbazione. L’omonimo nuovo lavoro della band alessandrina è un disco breve ma intenso dove i testi delle canzoni sono in bilico tra vita privata, società e politica, trascinandoci in un mondo totale e totalizzante. I problemi della casa sono quelli dello stato e ritornano in diverse canzoni, vestiti di contesti e suoni differenti, producendo un eco intenso nella mente dell’ascoltatore che si ritrova qui, oggi, nell’autunno del 2012. Il suono, invece, resta fuori dalle mode. Si riconoscono citazioni ai cantautori italiani del passato, al rock pop inglese che in questo medioevo culturale possiamo definire colto (vedi Blur) e ad alcuni cantautori della nuova leva americana (vedi Sufijan Steven). I Sintomi di gioia riescono ad utilizzare la parola “ballare” nel modo in cui Leonard Cohen potrebbe farlo. Non c’è niente di leggero e divertito ma la consapevolezza di avere nelle mani un tesoro: poter scrivere canzoni e farlo al meglio, in libertà, senza prese di posizione di fronte a ciò che è oggettivamente bello e prendendo il dovuto distacco da un mercato che oggi subendo la crisi diventa sempre più schiavo dei cliché. Umberto Giardini (Moltheni), ha curato la produzione artistica del disco insieme alla band suonando inoltre la batteria in “Di Blu”, “Pieno d’oro” e “Canzone per T” (dedicata a Marco Travaglio). “Quando provavamo a Bologna con Umberto, in alcuni momenti mi sentivo come congelato, perché lui dava il massimo per tirare fuori il massimo da noi. Finalmente ero li con un artista della sua grandezza, disposto addirittura a litigare con me per fare in modo che tirassi fuori la mia parte migliore, mi sembrava incredibile. – racconta Luca Grossi, voce e chitarra acustica della band – Ogni volta che mi distraevo lo sorprendevo a lanciarmi sguardi furiosi mentre suonava la batteria come per dirmi «dai dai dai non lasciarmi solo qui su questo riff!! Dai! Canta!!!». In questo disco ci sono brani che mi emozionano così tanto da bloccarmi, perché parlano della mia vita e spesso cantandoli mi saliva un nodo in gola e la mia voce calava un po’ senza che me ne rendessi conto: la mia mente vagava, Umberto la richiamava a terra. Con “Sintomi di Gioia” molto è cambiato rispetto a “Segnalibro”: abbiamo ridotto il nucleo della band a due soli elementi e da un approccio rock siamo passati ad un’attitudine radicalmente diversa che va a servire in modo più consapevole la musica. Anche per questo abbiamo lasciato fuori da questo disco dei brani di cui avevamo già i provini pronti ma che facevano parte di questa trasformazione. Abbiamo intitolato il disco “Sintomi di gioia”, come se fosse un album d’esordio, proprio perché vogliamo aprire un nuovo capitolo della nostra vita musicale.” L’uscita dell’album sarà accompagnata dal primo singolo “Di Blu” e dal suo videoclip.
I Sintomi di Gioia all’Indi(e)avolato Lab
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