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SEquS Asti: “Ecco perché non possiamo aspettare”
Sabato 12 novembre consultazione pubblica in Municipio su mobilità e sosta
LETTERE AL DIRETTORE
Stella Palermitani 
13 Febbraio 2026

SEquS Asti: “Ecco perché non possiamo aspettare”

Asti vive una contraddizione evidente: mentre cresce la consapevolezza della crisi ambientale e sanitaria che attraversa le città contemporanee, il modello di mobilità e di organizzazione urbana continua a essere dominato da logiche che mettono al centro il mezzo di trasporto privato e non la qualità della vita.

Il risultato è una pressione costante sull’aria che respiriamo, sulla salute pubblica e sulla vivibilità degli spazi comuni. Affrontare la questione dell’inquinamento e della mobilità non significa introdurre semplici correttivi tecnici, ma compiere una scelta di fondo: superare un’impostazione antropocentrica che considera il territorio come uno spazio da sfruttare e attraversare il più rapidamente possibile, anziché riconoscere la città come un ecosistema da proteggere e riequilibrare. La qualità dell’aria non è un tema ambientale separato dalla vita quotidiana: è una questione sanitaria e sociale che incide direttamente sul benessere collettivo. Ridurre le emissioni significa prevenire malattie, proteggere le persone più fragili e restituire alla città una dimensione più umana. Questo richiede politiche urbane che privilegino la sicurezza, la lentezza e la prossimità, trasformando le strade da corridoi di traffico a luoghi di relazione.

In questa prospettiva, la mobilità non può continuare a essere organizzata attorno alla centralità dell’automobile privata. Offrire alternative reali e accessibili è il primo passo: parcheggi di interscambio ai margini urbani, navette frequenti, trasporto pubblico integrato e rilancio dei collegamenti ferroviari territoriali rappresentano strumenti concreti per ridurre la necessità dell’uso individuale dell’auto.

Solo dentro questo quadro di alternative funzionanti diventa legittimo e utile governare il traffico in ingresso alla città attraverso sistemi di monitoraggio e regolazione intelligenti. Non si tratta di limitare la libertà di movimento, ma di riequilibrarla a favore dell’interesse collettivo, riducendo congestionamento e inquinamento e restituendo spazio alla vita urbana.

Il ripristino delle linee ferroviarie sospese e il potenziamento del servizio esistente non sono nostalgie infrastrutturali, ma atti di giustizia territoriale. Offrire ai comuni della provincia collegamenti efficienti significa sottrarre cittadini e lavoratori all’obbligo dell’auto privata, riducendo emissioni e rafforzando la coesione territoriale.

Questa visione non contrappone ambiente e sviluppo, ma ridefinisce il concetto stesso di progresso: una città più respirabile, più sicura e meno congestionata è anche una città più attrattiva, più equa e più capace di affrontare le sfide climatiche.

Per SEquS Asti, la transizione urbana è prima di tutto un cambiamento culturale: riconoscere che la città non appartiene solo a chi la attraversa in automobile, ma a chi la vive, la respira e la condivide. È in questa prospettiva ecocentrica che mobilità, salute e qualità dell’aria diventano parti di una stessa politica di cura del territorio e della comunità.

Giuseppe Sammatrice e Patrizia Montafia del circolo SEquS Asti

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