Tre domande a… Mario Nosengo
Si intitola “Una città da vivere” la quarantottesima edizione del Festival AstiTeatro e rimarca la vocazione della città a farsi essa stessa teatro.
L’edizione 2026 vede la conferma della direzione artistica di Mario Nosengo ed Eugenio Fea, che hanno presentato un cartellone improntato su un forte interesse per la nuova drammaturgia, declinata in forme e generi diversi, in un’ottica di multidisciplinarità” e la riflessione sul rapporto tra cittadini e spazi urbani.
Incontriamo Mario Nosengo che, a ruota libera, ci parla di questa nuova edizione del festival.
Qual è il “leit-motiv” del Festival di quest’anno?
“‘Una città da vivere’, questo è il macrotema di Asti Teatro 48, una manifestazione che sta raggiungendo i 50 anni di età e la sua longevità è il segno di quanto abbia rappresentato e continui a rappresentare per la nostra città. Abbiamo cercato di snellire e di alleggerire la rassegna con due soli eventi al giorno. I luoghi del festival devono essere vissuti dai cittadini e deve esserci un legame tra le residenze e chi le frequenta. Siamo partiti mercoledì con Memorie, uno spettacolo itinerante circense che ha cercato di coinvolgere tutta la cittadinanza”.
Come si sviluppa la manifestazione.
“Avremo la residenza artistica ‘La casa in collina’, un progetto di ricerca guidato dal regista Mario Scandale e adattato per la scena da Giulia Bartolini, con la collaborazione del museo Bagatti– Valsecchi di Milano. Il percorso inizierà domenica 14 giugno esplorando i luoghi di Cesare Pavese: alla visita guidata della Casa Museo di Santo Stefano Belbo seguirà un laboratorio di scrittura creativa curato da Vittoria Dezzani (Piccola Libreria Indipendente) e dalla stessa Bartolini. Successivamente, le attività della residenza si sposteranno presso l’Archivio Storico di Asti.Altra novità sarà lo spettacolo itinerante ‘Perspectiva’, un progetto di danza urbana ambientato nei cortili condominiali e nelle zone più popolate della città, che si svolgerà nel quartiere San Rocco. L’obiettivo è stimolare la socialità e unire la comunità attraverso la condivisione e lo scambio di esperienze tra residenti e danzatori. Ci saranno anche esperienze forti come ‘Vorrei morire ma non so come fare’ sul fine vita; ‘Bandiera’ uno spettacolo surreale sui destini del mondo; ‘Naa yii neere’ (‘Tutto andrà bene’ in lingua mooré) dedicato alla pace. Voglio citare anche ‘En el sueno dela muerte’ in cui l’attore dialoga con l’Amleto di Shakespeare, e ‘Grammelot. Le soleil et la lune’ di Antonio Catalano, in cui in un mondo distopico un uomo maturo perde l’uso della parola. Ce n’è veramente per tutti gusti e, naturalmente, non riuscirei a citarli tutti”.
Quali sono le novità di quest’anno?
“La novità più importante è il ritorno a grande richiesta del Dopo Festival sino al 18 giugno ai Giardini Guglielminetti in collaborazione con Rewild, associazione under 35, e Cocchi, con dj set e concerti. Uno spazio informale e accogliente, tra area beverage ed esposizioni artistiche, pensato come naturale prosecuzione delle serate teatrali”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 12 giugno 2026
Massimo Allario