Meditando la Parola: Luce per il prossimo
Il commento al Vangelo di domenica 14 giugno Mt (9,36-10,8) a cura di Matteo Brusamolin
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù prova compassione per le folle stanche e sfinite che lo circondano. Tale moltitudine può rappresentare tutta l’umanità, noi compresi: Gesù qui dà prova di saper scrutare dentro al nostro animo e di volgere uno sguardo compassionevole alle nostre sofferenze più profonde, che affaticano il nostro cammino. Proprio in quel momento sente l’impellenza di trovare delle guide per il popolo, di designare dei “pastori”, gli Apostoli, ai quali affida la missione di guarire e illuminare la via delle persone smarrite e sofferenti che lo circondano. La chiamata degli Apostoli può farci riflettere su come anche noi, nel nostro piccolo, a volte possiamo sentirci “chiamati” a essere strumento d’amore nel compiere le nostre azioni quotidiane e di come sia però necessario accettare la sua chiamata, affidarsi e lasciare che Dio ci trasformi e ci guidi. Gesù chiama i dodici Apostoli per nome: non sceglie persone in modo casuale, bensì dodici in particolare, di cui conosce nome e provenienza. Allo stesso modo, Gesù conosce anche noi nel profondo, infatti scruta le nostre fragilità, i nostri limiti e, d’altro canto, valorizza le nostre risorse, i nostri talenti e quindi il modo unico e inimitabile in cui possiamo essere luce per il prossimo.
Infine, Gesù fornisce indicazioni precise agli Apostoli e si raccomanda che il loro agire sia mosso solamente dalla gratuità: fidarci di Lui significa anche lasciarsi guidare verso la strada che indica al nostro cuore, ricordandoci che la nostra opera di bene risulta autentica solo nella misura in cui è pura, ripulita da tutti i secondi fini e tornaconti personali.