C’è apprensione per le sorti del giornalista astigiano Domenico Quirico. A lanciare l’allarme è stato Mario Calabresi, direttore de La Stampa, quotidiano per il quale lavora l’inviato di guerra. Ne parliamo con Enzo Armando, capo redattore della Gazzetta d’Asti e amico intimo di Quirico, conosciuto a Parigi nel 2005. E proprio con il nostro giornalistica l’inviato ha fatto una delle ultime chiacchierate telefoniche prima di partire per il Libano. “Avevo invitato Domenico nella sede del nostro giornale in occasione della visita del vescovo libanese Darwish il 4 aprile scorso senza sapere che da lì a poche ore sarebbe partito proprio per il Libano, alla volta della Siria. In quell’occasione mi ha raccontato quali sarebbero state le tappe del suo viaggio. Quirico avrebbe dovuto raggiungere la Siria attraversando illegalmente il confine accompagnato da un informatore che appartiene ai guerriglieri che combattono contro Assad. Una volta passato illegalmente il confine avrebbe voluto raggiungere Homs e da lì si sarebbe messo in viaggio verso Damasco, mescolandosi proprio ai ribelli”. Una missione ad alto rischio che Quirico ha intrapreso da solo, come suo solito e con tranquillità. “Da grande professionista – continua Armando – ha messo in conto ogni pericolo ma era entusiasta di essere di nuovo in un luogo caldo per poter raccontare i fati senza filtri, senza camuffarsi. Per lui il giornalismo è questo, è essere testimone della storia, senza nascondersi e senza travestirsi. Lui, infatti, ha sempre detto alle sue fonti e ai suoi contatti di essere l’inviato di un quotidiano e non si è mai voluto infiltrare per portare a termine un’inchiesta. Il suo modo di lavorare è questo, parte da solo, senza fotografi o colleghi, pronto a mischiarsi con la popolazione del luogo, oggi i ribelli, parlando arabo e non inglese, evitando di usare telefoni satellitari che possono essere individuati, causando poi pericoli per i suoi accompagnatori”. Questo, almeno secondo quanto confidato al nostro caporedattore, sarebbe dovuto essere l’ultimo viaggio in Siria di Quirico, una confessione che però deve essere presa con le pinze. “Ricordo un aneddoto particolare – ci svela Armando – che racconta la personalità e la professionalità di Domenico. La scorsa estate di ritorno da Aleppo mi aveva assicurato che non sarebbe mai più tornato in quella zona. Era stato costretto a vedere troppe brutture, vivendo in condizioni estreme, senza mangiare e potersi lavare. Un mai più che si è infranto pochi mesi dopo quando l’urgenza di raccontare la storia si è fatta viva e lo ha indotto a partire nuovamente per quei luoghi”. Non c’è però nell’agire di Quirico alcun tipo di superficialità e questo fa ben sperare anche per le sue sorti. “E’ un giornalista espertissimo che ben conosce le zone dove va in missione e che ha la piena percezione di quello che sta succedendo e dei pericoli. Per questo io credo che abbia preso tutte le precauzioni del caso, anche se i pericoli non possono essere scongiurati al 100%. Mi auguro che ora Domenico sia in un mezzo ai monti con i guerriglieri e che non sia riuscito a mettersi in contatto con colleghi e familiari proprio per l’assenza di mezzi di comunicazione”. Tutti aspettano il suo ritorno, anche il nostro caporedattore che era abituato a ricevere dopo ogni “missione” anche la più estrema una telefonata “per parlare di sport, di campionato di calcio e di Milan, la sua passione”. L’ultima apparizione pubblica astigiana di Quirico è datata dicembre 2011 quando aveva partecipato a uno degli appuntamenti del “Cortile dei dubbiosi” . Ne pubblichiamo le foto.
“Domenico Quirico era entusiasta di partire per la Siria”
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