“Mi rivolgo a voi, medici dell’Ospedale di Asti. A voi che affrontate le vostre giornate come se fossero una missione. A chi si ferma oltre l’orario per parlare con il suo paziente. A chi va a fondo nei problemi, oltre la superficie. A chi ci ascolta. A chi chiude un occhio e fa restare il parente di chi ne ha più bisogno. A chi rinuncia al caffè perchè c’è chi non può fare a meno di lui. So che ci siete, è il motivo per cui ancora non sono caduta nella rete della “visita dal privato” a tutti i costi; è quello che mi fa avere fiducia in un sistema che sta crollando e che predilige i costi ai bisogni dei cittadini. Sapere che ci siete, e che quando ne ho bisogno, vi trovo. E’ a voi che mi rivolgo affinchè vi guardiate intorno. Dovete guardare i vostri colleghi e far sì che loro vi osservino, e capiscano che stanno sbagliando tutto. Lo potete vedere anche voi che quando il paziente entra non viene neanche guardato in volto, perchè devono prima concludersi le chiacchiere con l’infermiera. Lo vedete che succede di fare una visita senza che il medico si sia mai avvicinato al paziente? Vengono poste domande, a cui non viene dato il tempo di rispondere. Certo, vengono fatte supposizioni. Secondo le quali magari la malattia non c’è. Oppure è troppo tempo che veniamo in questo studio, non possiamo stare ancora male, sicuramente le cose non stanno come raccontiamo noi. Lo potete dire a questi medici che poi, stremati dalle attese, dalla mancanza di disponibilità di questi vostri colleghi, e dalla malattia, che nonostante tutto va avanti, noi siamo costretti a rivolgerci ad altri specialisti? Quelli veri, che si ricordano ancora cosa vuol dire essere al servizio di chi sta male? E che le malattie non sono opere di menti visionarie, ma esistono, sono quelle che hanno studiato per tanti anni. E che questi medici veri ci aiutano a curare, finalmente. Potete far capire loro che hanno stipendi che non sono dovuti? Che per pagare un ticket si rinuncia alla pizza, o a comprarsi un vestito. O a pranzo non si mangia la carne. E che noi siamo ripagati con sguardi di sufficienza, e torniamo a casa con l’angoscia di stare male e di aver trovato chi non merita quel lavoro? Aprite gli occhi a chi li ha chiusi da tempo dietro titoli e privilegi. Fate capire loro da chi prendere esempio. Ricordate loro cosa hanno promesso di fare quando è stata data loro la possibilità di diventare medico”. Lettera firmata
“Medici astigiani insegnate la professione ai vostri colleghi”
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