Domenica 1° dicemnre si celebra la giornata mondiale per sconfiggere l’Aids. Anche la Regione Piemonte ha aderito alla mobilitazione e ha reso noti dei dati interessanti. Dal 1999 al 2012 circa 4.500 persone che vivono in Piemonte hanno scoperto di aver contratto l’infezione da HIV. L’andamento delle nuove diagnosi da HIV è stato pressoché stabile per un decennio mentre negli ultimi quattro anni si registra una lieve riduzione del numero di casi. Nel 2012, le nuove diagnosi di infezione da HIV sono state in totale 261, le diagnosi di malattia (AIDS) sono state 42. È sempre in crescita, invece, il numero di persone che vivono con l’infezione da HIV, pari a circa 2 ogni 1.000 abitanti all’inizio del 2013, per via di un numero pressoché costante di nuovi casi e di una riduzione continua della letalità. Nel 2012, le province con più elevato tasso di incidenza (per 100.000 abitanti) di infezione da HIV/AIDS sono Novara (8,7), Torino (7,1), Alessandria (5,8) e Verbano-Cusio-Ossola (5,6). Nel 2012 in 8 casi su 10 le nuove diagnosi di infezione da HIV sono state in uomini, valore in crescita rispetto al 2011. La fascia di età più rappresentata è quella che va dai 35 ai 44 anni, ma il tasso di incidenza più elevato nella popolazione piemontese si registra tra i 25 e i 34 anni di età (17 casi per 100.000). Nel 2012 tra i nuovi casi di diagnosi di infezione da HIV gli stranieri rappresentano il 28% del totale. Le persone che provengono da paesi ad alta endemia di infezione da HIV sono un gruppo a più alto rischio: il tasso di incidenza risulta 4 volte superiore a quello registrato tra gli italiani e presenta un andamento in calo negli anni, dimezzandosi nell’ultimo decennio. Nel 2012 quasi la totalità (9 casi su 10) delle nuove diagnosi di HIV sono attribuibili a rapporti sessuali non protetti. Dal 1999 si registra un continuo calo di diagnosi attribuibili allo scambio di siringhe non sterili in consumatori di droghe per via endovenosa: questa modalità riguardava il 30% dei casi nel 1999, scende al 5% circa nel 2012. Negli ultimi anni le modalità di trasmissione dell’infezione da HIV si stanno modificando, in Piemonte come a livello nazionale e europeo. Si sta osservando un aumento di casi attribuibili ai rapporti omo/bisessuali non protetti che nel nella nostra regione, nel 2012, risultano la prima modalità di trasmissione (49% dei casi totali). La frequenza di nuove diagnosi attribuibili a questa modalità è più che raddoppiata dal 1999 al 2012. Resta molto alta la quota di diagnosi effettuate in ritardo soprattutto tra chi riferisce rapporti eterosessuali non protetti come modalità di acquisizione dell’infezione: in 4 casi su 10 queste persone hanno avuto la diagnosi quando il loro sistema immunitario era già compromesso o si era sviluppata la malattia (AIDS). Le dimensioni e le caratteristiche della diffusione dell’infezione da HIV nella nostra regione descritte a partire dai dati della sorveglianza confermano l’importanza di attuare interventi mirati alla prevenzione primaria di questa infezione e delle altre infezioni sessualmente trasmesse e alla promozione della salute sessuale, adottando modelli di intervento specifici a seconda delle popolazioni target (MSM, stranieri, giovani). Gli interventi per ottimizzare l’offerta del test, la diagnosi e cura delle infezioni sessualmente trasmesse, la presa in carico precoce delle persone sieropositive per HIV da parte dei Centri specialistici di malattie infettive e la loro aderenza al trattamento si confermano elementi essenziali per una efficace lotta alla diffusione di questa infezione anche nella nostra regione.
Domenica la giornata nazionale contro l’Aids
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