“Abbiamo l’ambizione che la Regione torni a governare la sanità, a programmare e a controllare. In Piemonte stiamo facendo oggi quello che altre Regioni, dalla Lombardia all’Emilia alla Toscana, hanno fatto ben 15 anni fa. Dobbiamo avviare una fase nuova e lo ribadisco ai Consiglieri regionali: nessun ospedale verrà chiuso. Stiamo razionalizzando l’offerta interna alle strutture, utilizzando criteri oggettivi (i parametri del Patto per la Salute e i risultati del Programma Esiti Agenas) per garantire una coerenza al riordino ed evitare discrezionalità. Abbiamo una sanità molto frammentata dal punto di vista dell’offerta ospedaliera con un gran numero di Strutture Complesse con una bassa produzione. Non si tratta di ridurre i servizi, ma di accorpare queste strutture. Servano ospedali più forti e reparti più forti: questo è un vantaggio per il malato, oltre che un vantaggio dal punto di vista economico. La nostra è un’operazione di salvataggio della sanità pubblica: dobbiamo realizzare i risparmi che ci siamo proposti, aggredendo gli sprechi, perché nel 2015 non potremo spendere un euro in più rispetto agli 8 miliardi del fondo sanitario nazionale, altrimenti, non essendoci altre risorse regionali a disposizione, non saremo più in grado di pagare gli stipendi del personale sanitario o i beni e i servizi”. L’assessore alla sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta quest’oggi ha svolta la comunicazione sulla “delibera di adeguamento della rete ospedaliera pubblica e privata del Piemonte agli standard nazionali del patto della salute e le linee di indirizzo per lo sviluppo della rete territoriale”. Dice Saitta: “Scontiamo gli errori della politica inadeguata che è stata fatta dai governi regionali del passato, di centro-destra come di centro-sinistra, una politica che non si è fatta carico della sostenibilità economica delle scelte, facendo prevalere esigenze locali, interessi di gruppi e di lobby, abitudini consolidare e visioni di parte. Quanti primariati sono nati senza che vi fosse una reale esigenza? Una politica che non era abituata a mettere al centro la salute delle persone. Ma la politica può essere così cinica da continuare a difendere strutture o reparti dove sussiste un rischio per i pazienti? Si può ignorare la letteratura scientifica che dimostra che, sotto una data soglia aumenta il rischio per l’utenza?” “La delibera assegna le discipline ospedaliere necessarie e fondamentali per qualificare un ospedale come hub-Dea II livello, come spoke-Dea I livello e come ospedale di base con PS: le tabelle degli allegati elencano quali specialità ospedaliere ciascuna struttura deve avere obbligatoriamente. Altre specialità non connesse all’emergenza/urgenza saranno poi assegnate in base ai bacini di utenza, ai volumi delle prestazioni, alla complessità tecnologica e alle professionalità esistenti e che saranno oggetto di una valutazione successiva e di confronto all’interno delle assemblee dei sindaci e con le popolazioni. Gli ospedali di base non saranno residuali o marginali, ma svolgeranno un ‘ruolo fondamentale a salvaguardia del territorio, per dare un’efficace risposta alla domanda di salute’, in particolare nelle zone a bassa densità abitativa, e avranno obbligatoriamente Pronto soccorso h24, medicina generale, chirurgia, ortopedia, traumatologia, radiologia, laboratorio analisi, alcuni posti letto di terapia intensiva, più altre discipline che potranno essere assegnate”. Commenta l’assessore: “Qualcuno ha sostenuto che la delibera sulla rete ospedaliera sarebbe in continuità con quanto fatto dalla Giunta Cota e dall’assessore Monferino. Premesso che esistono situazioni oggettive che non hanno colore politico (i bacini di utenza e i volumi delle prestazioni sono numeri che valgono per tutti) e premesso che ogni amministrazione ha il dovere di rispettare le norme nazionali (in questo caso il Patto per la Salute ed il regolamento attuativo), tuttavia respingo il giudizio di continuità con il passato. Lo dimostrano i 1330 posti letto di continuità assistenziale che creeremo riducendo l’ospedalizzazione impropria, mentre prima si diminuivano i posti letto e si aumentavano i primariati. Abbiamo indetto bandi come quello per i cd. pannoloni che non si sono mai voluti fare. Abbiamo varato il coordinamento per quadrante degli appalti. Ereditiamo un passato dove i bilanci delle Asl non venivano approvati, dove nessuno controllava la spesa farmaceutica ospedaliera, dove i direttori generali risparmiavano non contrastando gli sprechi, ma riducendo le prestazioni sanitarie e risparmiando sul personale, dove il rapporto con i privati era stato esternalizzato. Adesso è l’assessorato a governare anche la programmazione della sanità accreditata e privata”.
Saitta: “Salvataggio della Sanità piemontese”
POLITICA
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