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Esercizio in deroga delle professioni sanitarie. L’Opi Piemonte: “La sicurezza delle cure non è un principio astratto”
SANITÀ
Stella Palermitani 
11 Febbraio 2026

Esercizio in deroga delle professioni sanitarie. L’Opi Piemonte: “La sicurezza delle cure non è un principio astratto”

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche del Piemonte esprimono una posizione chiara e strutturata sull’esercizio in deroga delle professioni sanitarie, evidenziando criticità che incidono direttamente sulla sicurezza delle cure, sulla qualità dell’assistenza e sulla tutela dell’interesse pubblico.

“La sicurezza delle cure non è un principio astratto, ma si fonda su competenze verificate, comunicazione efficace e piena assunzione di responsabilità professionale. L’esercizio in deroga, se protratto nel tempo, rischia di indebolire questi presìdi e di trasformarsi da misura eccezionale in una scorciatoia strutturale”, afferma Ivan Bufalo, Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e del Coordinamento degli OPI del Piemonte, richiamando la necessità di riportare al centro la qualità assistenziale e la tutela dei cittadini.

Nel documento condiviso a livello regionale, gli OPI sottolineano come la padronanza della lingua italiana rappresenti un requisito essenziale di sicurezza clinica. La comunicazione è parte integrante dell’atto assistenziale e influisce in modo determinante sulla corretta comprensione dei bisogni dei pazienti, sull’interpretazione delle prescrizioni, sulla gestione delle emergenze, sulla continuità delle cure, sulla relazione con pazienti e familiari e sulla corretta compilazione della documentazione clinica. L’assenza di verifiche rigorose e standardizzate delle competenze linguistiche espone il sistema sanitario a un aumento del rischio clinico e di eventi avversi, con potenziali ricadute sulla qualità e sull’appropriatezza dell’assistenza.

“L’esercizio in deroga non può diventare una soluzione ordinaria a problemi strutturali. La sicurezza delle cure si fonda su competenze certificate, su una formazione verificata e su una piena integrazione professionale. Ogni scorciatoia che indebolisce questi presìdi mette a rischio non solo i cittadini, ma anche la credibilità dell’intero sistema sanitario“, afferma Paola Sanvito, Presidente OPI Novara e VCO.

 Accanto all’aspetto linguistico, gli Ordini evidenziano criticità rilevanti anche sul piano dell’accertamento delle competenze professionali. Il ricorso prolungato alla deroga, senza il passaggio attraverso procedure ordinarie di riconoscimento dei titoli e di verifica dell’equivalenza formativa, priva il sistema di un controllo uniforme e strutturato sulle competenze effettivamente possedute dai professionisti impiegati.

«Quando si rinuncia a controlli rigorosi sulle competenze e sulla conoscenza della lingua, si abbassa inevitabilmente la soglia di sicurezza. Si deve tornare a investire su percorsi ordinari, trasparenti e strutturati, perché la qualità dell’assistenza non può dipendere da misure emergenziali permanenti», dichiara Remo Galaverna, Presidente Opi Cuneo.

Un elemento che non rappresenta un mero adempimento burocratico, ma una garanzia sostanziale per la sicurezza delle cure e per la responsabilità clinico-assistenziale esercitata quotidianamente nelle strutture sanitarie.

Secondo la posizione espressa dagli Oli, la proroga reiterata dell’esercizio in deroga contribuisce inoltre a generare opacità nei confronti dei cittadini, che non sono messi nelle condizioni di distinguere tra professionisti pienamente inseriti nell’ordinamento e operatori che esercitano in regime eccezionale. Eventuali criticità finiscono così per ricadere sull’intera professione sanitaria, compromettendone la credibilità e l’attrattività, in un contesto già segnato da carichi di lavoro elevati e difficoltà di reclutamento.

“La deroga, se protratta nel tempo, crea confusione nei cittadini e disorientamento nei professionisti. – spiega Stefania Calcari, presidente Opi Asti – È fondamentale che il sistema sanitario garantisca chiarezza, equità e responsabilità, distinguendo nettamente tra ciò che è eccezionale e ciò che è strutturale. Solo così si tutela davvero l’interesse pubblico e si rafforza la fiducia nelle professioni sanitarie”.

In questo quadro si colloca l’iniziativa in programma giovedì, pensata come momento di confronto e approfondimento sul tema dell’esercizio in deroga delle professioni sanitarie, con l’obiettivo di favorire una riflessione istituzionale sulle politiche sanitarie e sulle scelte strutturali necessarie per garantire sicurezza, qualità e sostenibilità delle cure.

A chiudere il quadro è ancora Ivan Bufalo, che richiama una lettura trasversale del fenomeno a livello regionale: “Quello dell’esercizio in deroga non è un problema che riguarda solo gli infermieri, ma l’intero sistema sanitario piemontese. È una criticità che coinvolge diverse professioni sanitarie e che presenta distorsioni evidenti: alcune figure non sono mai state realmente sotto organico, eppure rientrano comunque nei meccanismi della deroga“.

 

Bufalo sottolinea infine le conseguenze sistemiche di questa impostazione: «In questo modo la deroga rischia di trasformarsi in uno strumento di contenimento dei costi, con operatori impiegati a condizioni economiche e contrattuali inferiori, facendo della prestazione sanitaria una prestazione di sottocosto. Una logica che non tutela i professionisti, non garantisce i cittadini e che finisce per abbassare progressivamente gli standard di qualità e sicurezza delle cure»

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