Tre domande a… Paolo Ricagno
Una vendemmia di elevata qualità, con uve particolarmente sane e una resa media che alla fine potrebbe attestarsi attorno agli 85 quintali per ettaro.
È il primo bilancio della raccolta del Moscato, vitigno centrale per l’economia agricola della provincia di Asti e per la filiera dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg.
A fare il punto è Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell’Asti Docg.
Presidente, come si è chiusa la vendemmia sotto il profilo produttivo?
“Ci sono state vigne e aree particolarmente esposte, come alcuni sorì, che hanno sofferto il caldo intenso. In questi casi abbiamo avuto concentrazioni zuccherine elevate, qualche fenomeno di scottatura e una riduzione della resa perché parte dell’uva si è disidratata. Nel complesso, però, la produzione media si sta attestando in linea con la resa stabilita, attorno agli 85 quintali per ettaro”.
E dal punto di vista qualitativo?
“La qualità è veramente molto buona. Le uve sono sane e, in generale, molto belle. È uno degli aspetti più positivi di questa vendemmia. Il quadro aromatico, che per Moscato d’Asti e Asti è fondamentale dal punto di vista tecnico ed enologico, è molto buono”.
Quali caratteristiche avrà il Moscato di questa annata?
“Ci aspettiamo un Moscato fragrante, con buona corposità e una struttura importante. L’annata ci lascia una minore acidità, ma è un parametro che può essere gestito in cantina. Il tratto distintivo sarà soprattutto la struttura, sostenuta da una materia prima di ottima qualità”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 11 settembre 2026
Ercole Zuccaro