Aree Protette Astigiane e Utea: un binomio che funziona. Sarà replicato, nel prossimo anno accademico dell’Università delle Tre Età, il corso sulla realtà naturalistica e paleontologica appena terminato al Polo Universitario. Quarantotto gli allievi che hanno seguito, da ottobre a marzo, undici incontri, compresa la tavola rotonda sul territorio come opportunità turistica. Il corso, proposto sotto al titolo “Le colline astigiane: tesori del Mare Padano e scrigni di biodiversità”, è stato tenuto da personale e collaboratori delle Aree Protette Astigiane e ha incluso anche la visita al Museo Paleontologico. Il commissario Felice Musto, che ha fortemente voluto l’iniziativa, ha espresso soddisfazione per la nuova edizione del corso nel prossimo calendario Utea. Intanto la tavola rotonda ha evidenziato la grande importanza del patrimonio fossilifero per la valorizzazione del territorio astigiano e come contributo di qualità al recente riconoscimento Unesco. Il sociologo Luigi Berzano, parroco in terra di fossili (area protetta Valleandona, Valle Botto e Valle Grande), ha insistito sulla necessità di “operare per giungere al riconoscimento di Distretto Paleontologico per l’Astigiano, al pari di altri specifici ambiti (tessile, alimentare e del vino, laniero, ecc.) già istituiti in Piemonte”. “Il nostro – ha ricordato il relatore – sarebbe l’unico Distretto Paleontologico d’Italia e, se sapremo farlo funzionare, stimolerebbe non solo il turismo, ma anche altre forme di economia a beneficio del territorio”. Un obiettivo, è stato sottolineato, che deve vedere impegnate, accanto alle Aree Protette, le istituzioni locali e regionali. Sui fossili come peculiarità unica dei nostri luoghi ha insistito il paleontologo Giulio Pavia, che ha individuato nella loro ulteriore valorizzazione la strada per il futuro. “Ci vogliono fondi – ha detto – anche per recuperare ritrovamenti destinati altrimenti a restare nascosti, se non a venire rovinati o depredati”. La necessità di nuove risorse è stata sottolineata da Gianfranco Miroglio, past president delle Aree Protette, per rafforzare le attività delle rete diffusa dei piccoli musei compresi nel territorio delle Colline del mare, mentre l’antropologo Gianluigi Bravo ha rimarcato l’importanza della presenza contadina nelle terre Unesco: “Senza questa componente non ci sarebbe più il paesaggio che si è voluto tutelare con il prestigioso riconoscimento. Si tratta di un problema fondamentale, da un trascurare per il futuro”. Il nuovo Paleontologico, allestito da un anno e mezzo negli spazi del Michelerio, registra intanto dati positivi di affluenza: “Nel 2014 – ha indicato il commissario Musto – ci sono stati circa 6500 visitatori paganti, con presenze salite complessivamente a 10 mila considerando gli ingressi gratuiti a eventi particolari. E per il 2015 ci aspettiamo un incremento”. I visitatori – ha ricordato Graziano Delmastro, direttore delle Aree Protette Astigiane – percepiscono un museo vivo grazie alle molte iniziative che si basano soprattutto su proposte didattiche originali, ispirate dalla competenza scientifica del nostro personale, ma non solo: con l’appuntamento di Halloween abbiamo inviato quasi mille euro al Museo Doria di Genova danneggiato nell’alluvione”.
Aree Protette Astigiane e Utea: un binomio che funziona
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