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Una testimonianza della Giornata della Vita Consacrata
CHIESA
Dino Barberis 
26 Febbraio 2026

Una testimonianza della Giornata della Vita Consacrata

n occasione della festa della Presentazione del Signore al Tempio, celebrata il 2 febbraio u.s., la Diocesi di Asti ha vissuto un momento di grande grazia presso il nostro Santuario di San Giuseppe, luogo dove riposano le spoglie mortali del nostro santo fondatore. In tale contesto si è svolta la XXX Giornata della Vita Consacrata.

Consacrate e consacrati provenienti dalle diverse famiglie religiose presenti sul territorio diocesano – tra cui ricordiamo: le suore Figlie di Nostra Signora della Pietà, le Suore Francescane Angeline, le Piccole Suore del Sacro Cuore di Gesù, la Fraternità della Trasfigurazione, le suore Domenicane del S. Rosario come istituti di vita religiosa femminile, e gli Oblati di San Giuseppe, i Salesiani, i Pallottini e i Missionari della Consolata come istituti di vita religiosa maschile – si sono ritrovati insieme per rinnovare i propri voti confermando la fedeltà quotidiana alla chiamata ricevuta e il desiderio di offrire la propria vita a Dio nella povertà, nella castità e nell’obbedienza, al servizio della Chiesa e del mondo.

La celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo di Asti, S.E. Mons. Marco Prastaro, e alla quale ha partecipato anche il Vescovo emerito, S.E. Mons. Francesco Ravinale, si è svolta in un clima di profonda comunione. Il gesto del rinnovo dei voti, semplice ma carico di significato, ha reso visibile la bellezza della vita consacrata, una scelta quotidiana che nasce dall’ascolto del Vangelo e si esprime nel dono totale di sé.

Particolarmente intensa è stata l’omelia del Vescovo, che ha preso spunto dalla figura di Simeone, l’uomo che nel Tempio ebbe il privilegio di tenere tra le braccia il Bambino Gesù. «Come Simeone ha avuto il privilegio di tenere tra le mani l’umanità di Gesù – ha affermato – così noi, come religiosi, siamo chiamati a prendere in mano l’umanità per offrirla a Dio». Con queste parole, il Vescovo ha ricordato che la vita consacrata non è un ideale astratto, ma una vocazione concreta, chiamata ad accogliere e portare davanti al Padre la vita di tutti gli uomini e le donne di oggi.

La vita religiosa, ha proseguito il Vescovo, è soprattutto un affidamento totale: «Ci mettiamo nelle mani di Gesù perché sia Lui a offrirci al Padre». In questa dinamica di dono, opera la salvezza: «La salvezza opera nella nostra vita: ecco perché siamo religiosi». La vocazione consacrata nasce dall’iniziativa di Dio e si alimenta lasciandosi continuamente trasformare dalla Sua grazia.

Non è mancato un richiamo al realismo della vita religiosa. «Nella vita consacrata c’è l’urgenza di conformare la nostra umanità a quella di Cristo, nonostante le nostre fragilità», ha ricordato il Vescovo, invitando a vivere la chiamata senza scoraggiarsi di fronte ai propri limiti. La scelta vocazionale non si fonda sulla perfezione: «Quando Gesù ci ha scelti, sapeva come eravamo: ha chiamato a sé quelli che Egli volle».

Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione relazionale e fraterna della vita consacrata. «Siamo chiamati a prendere tra le braccia l’umanità dei fratelli, ad accoglierla senza giudicare, perché è già un’umanità salvata da Cristo sulla croce», ha affermato il Vescovo. Come Simeone ha accolto la Vita fatta carne, così i consacrati sono invitati ad accogliere la vita delle persone con misericordia e rispetto, riconoscendo l’opera salvifica già all’opera nella storia.

Uno sguardo lucido è stato dedicato anche al tempo presente. «Viviamo in un mondo che non comprende la follia del nostro dono totale a Dio», ha osservato il Vescovo, riconoscendo le difficoltà culturali e sociali che oggi la vita religiosa incontra. Proprio per questo, ha aggiunto, «oggi siamo chiamati a tornare al carisma», riscoprendo le radici autentiche della propria vocazione. In un mondo diviso e lacerato, risuona con forza l’invito a essere «un segno grande di vita fraterna», una testimonianza concreta di comunione e riconciliazione.

La vita consacrata, ha concluso il Vescovo, è una vita che «non si spende a partire da sé, ma dall’altro, anzi da Gesù», diventando così segno profetico e luce per le genti in un mondo che «ha ancora tanto da imparare dalla vita religiosa».

Per me, che insieme ai miei fratelli in cammino, Fr. Giacomo e Fr. Paolo, stiamo vivendo il nostro anno canonico di noviziato qui ad Asti nella nostra casa madre e ci prepariamo a emettere la prima professione religiosa, partecipare a questa celebrazione è stato un autentico momento di grazia. Le parole del Vescovo mi hanno permesso di comprendere ancora più profondamente che la vita consacrata nasce dall’ascolto del Vangelo e si esprime nel dono di sé, nella comunione e nel servizio.

In un tempo segnato da divisioni e fragilità, la vita consacrata continua a essere una testimonianza significativa di fraternità e speranza. Vedere tante religiose e religiosi insieme, pur appartenenti a diversi istituti, uniti dall’unico Cristo, è stato come ricevere una carezza sul cuore. È bello constatare come donne e uomini abbiano lasciato tutto per seguire Cristo nella radicalità della vita consacrata, trasformando la loro vocazione in un segno concreto di amore e dedizione.

Fr. Enrico Fiorella, Novizio osj 

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