Una campana commemorativa di notevoli dimensioni e peso: ben 850 kg di bronzo puro, realizzata dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone, in provincia di Isernia, la più antica azienda al mondo nonché millenaria fonderia di campane, che rappresenterà il Molise a EXPO 2015, quando verrà donata al Comune di Milano il prossimo 26 settembre. “La famiglia Marinelli, oggi autorevolmente rappresentata dai fratelli Pasquale e Armando, rinomati maestri fonditori e scultori, costituisce uno dei simboli nobili e preziosi dell’Italia che produce, lavora e lascia il segno nell’arte”, dichiara il giornalista piemontese Maurizio Lorys Scandurra, esperto di campanologia, che racconta: “La campana di Expo 2015 è un’opera unica, capolavoro artistico e artigianale di cesello a mano e decorazione. Si devono infatti alla Pontificia Fonderia di Agnone – dichiarata sito Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco – e al celeberrimo indimenticato patriarca della dinastia – Pasquale Marinelli e alla sua signora Clara Vecchiarelli -, zii degli attuali contitolari, le più celebri campane oggi presenti nel mondo: da quelle della Torre di Pisa a quelle commemorative benedette da Pontefici quali Pio IX, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco”, spiega Scandurra, che aggiunge: “Una curiosità: la Pontificia Fonderia Marinelli è la più antica azienda italiana, oltre trenta generazioni di uomini l’hanno condotta dagli esordi sino ai giorni nostri, nonchè la terza impresa più antica al mondo. Oggi essa è altresì sede del “Museo Internazionale della Campana Giovanni Paolo II”, che supera ogni anno le 30mila presenze di turisti di ogni dove, e contiene la più grande collezione al mondo di sacri bronzi, tra cui la celebre “Campana dell’anno 1000” e una copia rarissima del 1664 del trattato olandese “De Tintinnambulis”, la Bibbia dell’arte campanaria”. Ma c’è di più.”L’astigiano è terra antica in Piemonte per la storia mondiale delle campane, sin dal 1700. Nel 1868 la Fonderia Napoleonica Eugenia di Milano, oggi sede museale, una tra le più note di allora nel Nord Italia, fu acquistata dalla famiglia Barigozzi che, oltre al capoluogo lombardo, aprì uno stabilimento e un paio di officine ad Asti per la fusione e lavorazione artigianale delle campane rimasti attivi entrambi sino al 1960 circa, producendo concerti di sacri bronzi secondo lo stile di suonata tipico astigiano, in vigore tutt’oggi, e detto ambrosiano, caratterizzato all’esterno del campanile da una grande ruota di ferro lavorato sul fianco di ogni campana per consentirne il movimento e il suono solenne, fatto di pochi rintocchi di lunga durata dovuti a un’oscillazione lenta della campana stessa”, conclude Maurizio Lorys Scandurra.
Arriva la campana di Expo 2015
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