Si sono svolti nei giorni scorsi a Roma gli Stati Generali sull’esecuzione penale in Italia (18-19 aprile). cui ha partecipato, in rappresentanza della Città di Asti, la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Anna Cellamaro. Come si ricorderà, la nomina è prevista da una legge regionale del 2009 e poi dal decreto legge 23 dicembre 2013 (misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria). L’evento si è svolto nell’auditorium “Raffaele Cinotti” del Carcere di Rebibbia alla presenza del presidente Mattarella, delle massime cariche dello Stato e da esponenti delle istituzioni europee, quali il Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa Gabriella Battaini Dragoni e dal Commissario europeo per la giustizia, Vera Jurovà. Dopo gli interventi del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e dal Capo del Dipartimento per la giustizia minorile Francesco Cascini, hanno preso la parola i vertici della Corte Costituzionale, della Corte di Cassazione e del Consiglio Superiore della Magistratura, nonché avvocati, esperti del mondo accademico, sportivo e dello spettacolo, rappresentanti del volontariato e dell’associazionismo e, per le autorità religiose, dal Cardinal Angelo Bagnasco. Un significativo intervento, a tratti emozionante, è stato portato dal Presidente emerito Giorgio Napolitano “Abbiamo fatto una cosa che in questo ambito non era mai stata fatta, per dimensione della riflessione, per ampiezza di visione, per ambizione” ha affermato il ministro Orlando, ringraziando i 200 esponenti della società civile che hanno aderito all’iniziativa e che hanno contribuito, nel corso di un intenso anno di impegno, con la loro riflessione e la propria esperienza professionale scientifica, alle conclusioni dei 18 tavoli di lavoro tematici. “Si tratta di un lavoro importantissimo che servirà a riformare l’ordinamento, a cambiare le prassi, a costruire un modello di esecuzione della pena europee. Ma anche una vera e propria banca dati di progetti, di idee e di riflessioni che potrà essere utile sia al legislatore, sia all’amministrazione penitenziaria, sia alla società”. Dopo la condanna della Corte Europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti nelle Carceri Italiane, per affrontare e superare l’emergenza sovraffollamento delle Carceri, ha aggiunto il Ministro “Abbiamo capito che occorre fare il possibile per ricordare a tutti che il carcere è parte della società e che occorre fare di tutto perché la società nel suo insieme si occupi di come funziona il sistema penitenziario” sottolineando che se non si abbatte il muro della paura, non possiamo aspirare ad avere un miglioramento delle condizioni di sicurezza per tutti i cittadini, perché un carcere che sia in grado di chiedere un’assunzione di responsabilità in termini di lavoro, di impegno, di scuola, è un carcere che corrisponde non solo a una esigenza rieducativa del detenuto, ma soprattutto a un’esigenza di sicurezza della società” Nel corso delle due giornate, intensissime, moderate da direttori e giornalisti delle maggiori testate televisive nazionali, Monica Maggioni, Emma D’Aquino e Carmelo Sardo, sono state illustrate le relazioni e le proposte elaborate dai 18 Tavoli di lavoro e presentato il documento finale che riassume le ragioni, gli obiettivi, le scelte metodologiche innovative per sviluppare una nuova cultura della pena, nel quadro dei diritti e delle garanzie che punti a migliorare la fisionomia del carcere, più dignitosa sia per chi vi lavora, sia per chi vi è ristretto. Gli interventi dei vari relatori sono stati tutti ricchi di approfondimenti e di proposte concretamente realizzabili, non sono tuttavia mancate note critiche, anche dai toni accesi. “Degna di particolare nota è stata”, secondo Anna Cellamaro, l’intervento di Sabina Rossa, figlia di Guido Rossa, vittima delle Brigate Rosse, che “ha confermato la convinzione della necessità di un percorso di giustizia riparativa, da lei peraltro personalmente perseguita in veste di vittima del reato. Sabina Rossa è l’esempio vivente di come imboccare un’altra via, quella della ricomposizione di “una frattura che non smette di dolere”, e insieme a coloro che si sono resi colpevoli – per il tramite di mediatori penali – rappresenti il tentativo più alto di fare e ottenere giustizia. Questa, nelle coscienze, non può, e non deve, risolversi solamente nell’applicazione di una pena. La vittima può e deve essere riconosciuta e il reo deve poter riparare”. L’intervento, di forte impatto emotivo e per la profondità dei contenuti è stato più volte interrotto dagli applausi dell’auditorium, a testimonianza che sta facendosi largo un altro modo di intendere la Giustizia. Non è mancata un po’ di leggerezza, comunque riflessiva, al taglio degli argomenti affrontati, con una video-lettera di Checco Zalone, esilarante, indirizzata al pubblico in sala, ed in particolare al Ministro, e dall’intervento dell’attrice Valeria Golino, avvicinatasi al mondo carcerario in occasione della produzione di due pellicole sul tema. Nell’intervento conclusivo il Ministro Orlando ha espresso l’augurio “che lo sforzo e il lavoro svolto dalle migliori intelligenze del nostro paese chiamate a raccolta non si disperda”. Si tratta di non sciogliere le fila al termine di questo lavoro e di stabilizzare, intorno al tema dell’esecuzione penale, una comunità intellettuale che veda confrontarsi saperi e di visioni, anche differenti ma capaci di porgere alla società proposte e stimoli di utilità sociale e riparativa.
Dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale l’apertura ad una nuova cultura della pena
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