E’ stato raggiunto nella serata di giovedì 4 agosto l’atteso accordo sulla resa del Moscato d’Asti per la vendemmia 2016 Sono servite cinque ore di serrate trattative tra le case spumantiere e la parte agricola per giungere all’intesa: 78 quintali/ettaro per l’Asti D.O.C.G. – con una quota di 10 quintali per blocage/deblocage – e 95 quintali/ettaro per il Moscato d’Asti “tappo raso”. Il prezzo suggerito è di 107 euro al quintale. Amaro il commento di Confagricoltura. Così Andrea Faccio, presidente nazionale della sezione vitivinicola: “L’accordo non ci lascia soddisfatti perché ancora una volta è la parte agricola a dover pagare i maggiori sacrifici per il momento di difficoltà del comparto. E’ necessaria una maggiore consapevolezza da parte di tutti gli attori in campo per comprendere che il mercato del Moscato esiste ed è fiorente ma, paradossalmente, siamo noi i primi a non riuscirne a sfruttare le potenzialità. Mi auguro che ognuno abbia imparato dai tanti errori commessi in passato e si giunga ad una strategia condivisa per la promozione del prodotto”. Sulla stessa linea Flavio Scagliola, presidente provinciale della sezione vitivinicola di Confagricoltura Asti: “Commentiamo un accordo nuovamente doloroso e fortemente a carico della parte agricola ma la costituzione di un fondo per il rilancio del comparto è un segnale positivo per uscire dalle difficoltà. Mi preme sottolineare che anche in questo delicato passaggio Confagricoltura Asti ha puntato a salvaguardare il reddito dei produttori agricoli. Il mondo del vino astigiano deve seriamente riflettere sul proprio destino e individuare i prodotti su cui vuole puntare. Ragioniamo numeri alla mano: nel recente rapporto winemonitor di Nomisma si legge, e non è una novità, che nei primi cinque mesi del 2016 le importazioni in Francia di spumanti Dop italiani sono praticamente raddoppiate, fatta esclusione per l’Asti. Le parti agricole ed industriali devono mettere in campo il massimo sacrificio per trovare una strada condivisa ed arginare una crisi che sta ormai diventando endemica. Confagricoltura Asti continuerà a sostenere il rafforzamento del ruolo del Moscato e dei suoi produttori quali capisaldi economici del nostro territorio perché solo accordandosi, con buon senso, i vignaioli piemontesi potranno conquistare i mercati in espansione e consolidare la loro posizione in quelli già affermati”. Chiosa Francesco Giaquinta, direttore generale di Confagricoltura Asti: “E’ la montagna che ha partorito il topolino. Abbiamo evitato l’apocalisse – tutti ricorderanno la resa di 70 ql/ettaro chiesta inizialmente dall’industria – ma non ci possiamo dire soddisfatti di una resa inferiore ai 100 quintali che, tradotta in ricavi, equivale a 2000 euro in meno nelle tasche dei produttori e 20 milioni persi per le colline sud piemontesi. La sola nota positiva è che si è tentato di salvaguardare l’imprenditore agricolo che trasforma direttamente il prodotto, garantendo rese ad ettaro sufficienti per il proprio mercato. Più che un accordo lo definirei quindi un mesto compromesso raggiunto dalla parte agricola con un’industria sempre più spaccata al suo interno: da una parte multinazionali con giacenze alle stelle e senza una vera programmazione e dall’altra le cantine di medie e piccole dimensioni desiderose di vendere “l’oro” dei propri grappoli. L’accordo 2016 è una nuova doccia fredda per i moscatisti, che hanno ancora negli occhi i venti minuti d’inferno della grandinata abbattutasi lo scorso 26 luglio nel Sud Astigiano”.
Accordo sulla resa del Moscato, amaro il commento di Confagricoltura
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