CONSIGLIO REGIONALE
In occasione della Giornata regionale contro il bullismo e il cyberbullismo, che si è celebrata sabato 7 febbraio, il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ha svolto martedì 10 febbraio un intervento in Aula per ricordarne le vittime, mentre il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Giovanni Ravalli ha indirizzato un messaggio ai ragazzi e alle ragazze piemontesi. L’intervento del presidente Nicco “Lo scorso 7 febbraio si è celebrata la Giornata contro il bullismo e il cyberbullismo, un richiamo profondo al senso di responsabilità di ciascuno di noi – genitori, insegnanti, istituzioni – nei confronti dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze. Il bullismo e il cyberbullismo possono essere vissuti da figli e figlie, compagni di classe, amici che ogni giorno navigano tra dubbi, insicurezze e relazioni complesse. Giovani vite spezzate, sofferenze consumate nel silenzio, persecuzioni quotidiane che iniziano tra i banchi di scuola o dietro lo schermo di un telefono e che spesso trovano terreno fertile nell’indifferenza degli adulti. Anche il Piemonte porta nella propria storia una ferita e la memoria di Carolina Picchio, giovane piemontese, prima vittima di cyberbullismo, che continua a essere un monito e che ha contribuito a costruire strumenti di prevenzione e tutela che oggi costituiscono parte integrante delle nostre leggi e delle nostre politiche sociali. Ma le leggi da sole non bastano. Serve una cultura del rispetto, serve una comunità educante che sappia intervenire con tempestività e compassione. Serve investire risorse significative nei percorsi di educazione alle relazioni, nell’ascolto attivo nelle scuole, nella formazione di docenti e famiglie. Come presidente del Consiglio regionale del Piemonte sento forte il dovere di affermare che tutti noi continueremo a sostenere politiche di prevenzione, percorsi educativi, reti di ascolto nelle scuole e nei territori, lavorando insieme alle famiglie e alle associazioni perché nessun ragazzo si senta senza voce, senza appoggio, senza speranza, cioè invisibile. Questa è la responsabilità che le istituzioni devono assumersi ogni giorno: agire con determinazione e con umanità, perché i nostri figli crescano in comunità più rispettose, nelle quali sappiano volersi bene. E a testimonianza del disagio che ancora oggi esiste tra i nostri giovani voglio esprimere il più profondo cordoglio per la tragica morte di Zoe Trinchero, uccisa a Nizza Monferrato all’età di 17 anni, vittima anche lei di una violenza folle che purtroppo sembra sempre più trovare terreno fertile nelle nuove generazioni. A nome di tutti i consiglieri regionali voglio esprimere vicinanza alla famiglia e a chi le ha voluto bene”. (L’articolo 7 della legge regionale 2/2018, Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, prevede che in occasione di tale Giornata il Consiglio regionale, “ad inizio della prima seduta utile, ricordi, con un momento di raccoglimento, le vittime di bullismo e cyberbullismo”). Il messaggio del Garante Ravalli “Care ragazze e cari ragazzi, il 7 febbraio si celebra la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. Le istituzioni e in particolare le scuole, sono invitate a riflettere e a lavorare sulla prevenzione di un fenomeno che i dati Istat continuano a fotografare come allarmante. Oltre 1/5 dei giovani ha subito atti di bullismo e/o cyberbullismo con frequenza mensile; 11-13 anni è la fascia di età dove si manifestano in percentuale maggiore comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti subìti con continuità. L’Istat sottolinea che l’esclusione è una forma di bullismo più diffusa tra le ragazze, mentre sono le offese e gli insulti a essere prevalenti tra i ragazzi. Viviamo in un mondo in cui, purtroppo, l’apparenza sembra dominare. Spesso gli episodi di bullismo tra i giovani riflettono la violenza che alcuni adulti considerano “normale”, perché cresciuti in contesti segnati da aggressività fisica e verbale. Voi giovani, più che ascoltare quello che noi adulti diciamo, siete soliti guardare ciò che facciamo. Questo ci sprona ad essere persone credibili. Il vostro esempio virtuoso giovanile sia la dimostrazione che ci si può relazionare in maniera civile e che il dialogo è sempre vincente. Distinguete sempre l’idea dalla persona: si possono coltivare ottime amicizie pur mantenendo posizioni diverse su molti temi. La pace non è una meta lontana da noi, non è appannaggio dei grandi della Terra e non si limita al far cessare guerre ingiuste. Deve invece diventare l’orientamento quotidiano di tutto il nostro essere. Se volete essere felici, siate seminatori di pace nelle vostre famiglie, nelle vostre classi, nei luoghi di sport e in tutti gli ambienti che abitate, compresi quelli digitali. Se la pace non è una realtà sperimentata, l’aggressività vince. Se anche voi state attraversando una situazione che vi causa sofferenza, non affrontatela da soli. Parlatene, fate emergere ciò che vi pesa: chiedere aiuto è un gesto di grande forza. Non abbiate mai paura di andare controcorrente e di avere la libertà di denunciare le violenze che subite o che vedete. Non restate indifferenti di fronte a chi è emarginato e viene spietatamente preso di mira: nessuno guarisce ferendo. Rivolgetevi alla vostra famiglia e agli affetti più cari, senza esitazioni. Nelle vostre scuole ci sono insegnanti pronti ad ascoltarvi, incaricati di coordinare le azioni di prevenzione e contrasto al bullismo. Anche il Garante è al vostro fianco: potete scrivere a garante.infanzia@cr.piemonte.it oppure utilizzare l’app Digi CORE, che offre anche la possibilità di restare anonimi, se lo ritenete necessario. Vi saluto con una domanda semplice e rivoluzionaria posta da Ernesto Olivero, che desidero rivolgere oggi a voi: “Pace, cosa posso fare per te?”. La risposta di ciascuno di noi può fare la differenza per costruire un pezzettino di quel mondo migliore che tutti desideriamo. Buon cammino!”
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