Una distesa di conchiglie marine nel bosco: visione che affascina e stupisce osservando il grande affioramento fossilifero racchiuso nel verde di Valle Botto, a pochi chilometri da Asti. Finora la suggestione ha riguardato soprattutto gli studenti, coinvolti in questi mesi dalle attività didattiche del Parco paleontologico astigiano, che gestisce la riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande. Dal prossimo fine settimana ci si attende un incremento delle visite: venerdì 26 maggio alle 18, infatti, la grande parete di conchiglie, lunga una ventina di metri per cinque di altezza, verrà inaugurata per presentare il frutto dei lavori di manutenzione straordinaria fatti eseguire dal Parco, nel 2016, al fine di garantire un livello di sicurezza ottimale per la fruizione pubblica. “Grazie ai fondi regionali – spiega il presidente Gianfranco Miroglio – l’affioramento Graziano (così chiamato dal nome del proprietario del terreno) è stato consolidato con la tecnica dell’ingegneria naturalistica, superando i problemi di staticità . La copertura è stata rifatta: la parte centrale in plexiglass consente ora una maggiore visibilità dei molluschi fossili. Il sentiero è stato rimodulato e reso più agibile anche per i diversamente abili. Ci sono tutte le condizioni per venire a scoprire questo straordinario sito, il più importante affioramento della riserva protetta, che grazie alle Sabbie di Asti ha potuto garantire una conservazione eccezionale dei fossili”. Di questo imponente e delicato intervento parlerà , venerdì, Miroglio affiancato dal sindaco Fabrizio Brignolo e dal personale del Parco che ha seguito i lavori. Futuri progetti in riserva, supportati dall’ideatore dell’Associazione Paleontologica Astensis, Livio Negro, riguarderanno altri siti fossiliferi, anch’essi già oggetto di studio, nel 1700, da parte dei primi geologi francesi. L’affioramento Graziano (obbligatoria la prenotazione per la visita allo 0141.592091) costituisce uno spaccato naturale in cui emergono gli strati di sedimenti contenenti i fossili degli organismi che vivevano circa tre milioni di anni fa nel Mare Padano, allora esteso fino alle pendici dell’arco alpino. Questa struttura, e le altre analoghe presenti lungo i percorsi paleontologici, sono una peculiarità della riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande, realizzati nel Duemila con finanziamenti della Regione per salvaguardare i reperti fossili e permettere la fruizione pubblica. “In questo sito – spiega il paleontologo Piero Damarco – emergono in modo spettacolare alcuni livelli con conchiglie fossili di molluschi marini particolarmente concentrati: il principale e importante è quello caratterizzato dal grosso bivalve di colore bianco madreperlaceo e dal guscio facilmente sfaldabile in lamine sottili, denominato Isognomon. Il livello per la sua giacitura suborizzontale è ampiamente diffuso e riaffiora nelle vallate della riserva e in diverse altre località astigiane. Questo mollusco appartiene ad una famiglia di forme attualmente distribuite in ambienti subtropicali e quindi indicherebbe, insieme ad altre specie, che circa 3 milioni di anni fa il clima nell’Astigiano fosse analogo”. La sezione esposta permette inoltre di osservare il limite in cui il bivalve Isognomon scompare improvvisamente. “Questo fenomeno è riferibile ad una fase di raffreddamento del clima – indica Damarco – che avvenne circa nella metà del Pliocene, anticipando le successive glaciazioni quaternarie. Il clima mutato e le conseguenti variazioni ambientali determinarono l’estinzione dei molluschi di clima caldo. Lo dimostra il fatto che gli strati dell’affioramento posti superiormente hanno un contenuto faunistico diverso, di tipo più temperato”.
Il 26 maggio s’inaugura l’affioramento di Valle Botto: 20 metri di conchiglie marine nel bosco
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