Tre domande a… Amanda Sandrelli
In un Teatro Alfieri gremito in ogni ordine di posti, per uno degli spettacoli più attesi, Amanda Sandrelli interpreterà “La bisbetica domata”, la celebre commedia di William Shakespeare che sarà presentata domani, sabato 13, alle 21.
Impulsiva, indomita e indipendente, aspira a un mondo in cui il matrimonio sia frutto dell’amore autentico, l’attrice darà vita al personaggio di Caterina, una figura che racchiude un’affascinante ambivalenza, manifestandosi come un intreccio di contraddizioni. Con l’adattamento e la drammaturgia di Francesco Niccolini e sotto la direzione di Roberto Aldorasi, la rappresentazione vedrà la partecipazione di Pietro Bontempo, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Adriano Giraldi, Riccardo Naldini e Lucia Socci sul palcoscenico.
La protagonista ci concede qualche minuto del suo prezioso tempo per una breve intervista.
Ci parli del ruolo e della sua interpretazione ne “La bisbetica domata”, un classico del teatro…
“La bisbetica domata è una strana commedia, dentro la farsa c’è una linea di dramma, privato, di coppia. Il personaggio di Caterina vive anche di confronto con l’ipocrisia degli altri, prima fra tutti la madre (nell’originale il padre) e la sorella Bianca. Caterina viene data in moglie e rifiutandosi di sottomettersi viene “domata” , come un animale, con la violenza. Come sempre ho lavorato sulle indicazioni di regia e sull’adattamento di Niccolini , con cui avevo già lavorato, siamo una bella compagnia di sette attori e con il regista Aldorasi mi sono trovata benissimo: è giovane , allegro e bravo! Come tutti i classici, poi, anche questo resta attuale e ha molti piani di lettura; purtroppo il più attuale riguarda la violenza degli uomini sulle donne, che in genere si scatena quando si sentono rifiutati o lasciati. In questo senso l’atteggiamento di Petruccio oggi è riconosciuto come violento e manipolatore, ma sono ancora troppe donne che non riconoscono in tempo i segnali che potrebbero salvarle. L’amore non è gelosia e neppure controllo. L’amore è libertà e rispetto”.
Nel cinema ha esordito giovanissima con Massimo Troisi e Roberto Benigni, ma pare che il grande schermo oggi non sia più una priorità. La vedremo ancora sul grande schermo?
“Da circa tre decenni, ho canalizzato la mia fervida passione e le mie energie verso l’arte teatrale, una scelta che ha impreziosito la mia esistenza in modi insospettati e profondamente significativi. Ciò nondimeno, tale dedizione non esclude la possibilità di intraprendere un’esplorazione di altre forme di espressione artistica, quali la cinematografia o la televisione. Ora che i miei figli hanno raggiunto la piena maturità e godono di una maggiore autonomia, mi ritrovo con una disponibilità di tempo più ampia, che potrei dedicare a queste nuove avventure nel vasto e affascinante mondo dello spettacolo”.
Nonostante la sua grande carriera c’è ancora un ruolo che le manca? Un sogno nel cassetto?
“Indubbiamente, la mia mente è popolata da una moltitudine di sogni e di personaggi che anelano di prendere vita attraverso la mia interpretazione. Tra questi, un’opera di Čechov, scelta con apparente casualità, rappresenterebbe un’opportunità straordinaria per immergermi nelle intricate profondità delle sue narrazioni e dare voce alle sue complesse figure. La possibilità di incarnare uno dei suoi personaggi sarebbe un privilegio e un traguardo artistico di grande valore per il mio percorso professionale”.
Massimo Allario