Il recente incontro con i primari dell’ospedale cittadino in Municipio, presenti il sindaco Rasero e l’Assessore Cotto, aveva fatto intendere che non ci si sarebbe fermati lì. Cosi è stato. L’impegno di iniziare ad affrontare il nodo di pazienti che una volta dimessi necessitano di aiuto a domicilio, a maggior ragione se soli o privi di reti parentali, ha riunito ieri nella sede ospedaliera i sanitari più direttamente coinvolti.
Nella sua introduzione l’Assessore Mariangela Cotto ha espresso consapevolezza dell’ampio risvolto sociale della questione, della qualità di cura fornita dall’Ospedale Massaia e dalla Casa di cura S. Anna, della necessità di realizzare una proposta di volontariato. “Serve rispondere a un vuoto, quello di persone che una volta dimesse necessitano di qualche aiuto, anche per non disperdere il recupero intrapreso”.
Naturalmente senza confondere, perchè come ha precisato Ida Grossi “ormai la riabilitazione ha prassi definite che rispondono a quanto richiesto dai livelli essenziali di assistenza”, e aggiunge” ma esiste una frangia rilevante di attività non strettamente riabilitative che lasciano un campo aperto di intervento al volontariato. Un conto sono i bisogni e un conto sono i desideri”.
Sui desideri l’Assessore Cotto non manca di proposte “Senza tante emerite associazioni i pazienti sarebbero più soli. Ora chiediamo una sforzo in più e auspichiamo un’associazione di volontari che abbia uno scopo umanamente riabilitante”.
Se ne potranno giovare “quella zona grigia di persone, ha spiegato Carlo Picchio direttore del Centro servizi del volontariato di Asti Alessandria, che hanno esiti di incidenti o patologie invalidanti, devono andare dal medico di base, prendere correttamente i farmaci, sbrigare pratiche che li riguardano, svolgere semplici quanto efficaci operazioni in casa”.
Propositivo il consenso nelle osservazioni dei medici presenti: “Lo sforzo vale la pena di essere tentato” (Alberto Peveraro direttore della Casa di Cura S. Anna), “Immagino un‘associazione aperta ai bisogni che le persone esprimono, senza restringere a una particolare categoria di pazienti, utilizzando una valutazione complessiva. Ne deriverebbero certamente risorse aggiuntive a quelle esistenti” (Graziano Iraldi, direttore di Geriatria), “La proposta ha una sua ragione basata su una mappa di osservazioni di quel che sappiamo essere richiesto alla dimissione dei pazienti” (Saracco Gabriella, Neurologia), “Volontariato con una sua specificità, che per evitare duplicazioni non deve essere clinica ma funzionale, come l’esperienza della rete oncologica sta realizzando” (Emma Zelaschi direttore sanitario dell’Azienda), “Si potrebbero anche evitare trasferimenti di pazienti in strutture di altri territori e far nascere idee dall’incontro con le altre associazioni ospedaliere” (Marcello Francesconi, direttore del distretto sanitario).
Molte le considerazioni sul lato buono del volontariato che non mancano però di far dire al Sindaco Maurizio Rasero “Mi accorgo che in città c’è molta voglia di fare volontariato ma dobbiamo tenere a bada una eccessiva “moltiplicazione” che invece di rivelarsi positiva induce solo frammentazione e fastidiosi personalismi”.
A tirare le fila Mario Sacco presidente della Fondazione Crat “Nasce la volontà di promuovere un’associazione specifica ma capace di rispondere a bisogni individuali e sulla base di dati evidenti che la struttura sanitaria potrà indicare”.
Nome possibile “fa’ rete”.
Un disegno di sollievo alle persone in reale stato di bisogno per “scuotersi dall’indifferenza” e che potrà prendere forma rivolgendosi alla Banca del dono bancadeldonono@comune.asti.it di piazza Roma 8.
Presenti all’incontro anche Direttore sanitario dell’Ospedale Massaia Roberto Gerbi e il Presidente della Commissione Consigliare Gianbattista Filippone.
Un’associazione per continuare le cure a casa
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