Tre domande a … Davide Avveduto
Davide Avveduto è uno degli scout del Clan di Asti, che dal 20 al 23 dicembre ha partecipato al campo invernale a Torino.
Cosa avete fatto in questo campo?
“Il 20 sera siamo stati ospitati dai padri Filippini a san Filippo Neri. Il 21 abbiamo fatto strada, andando fino a Superga e al pomeriggio abbiamo realizzato una gara di cucina. Il 22 mattina abbiamo concluso la costruzione di menu in linguaggio aumentativo alternativo, che conclude una nostra attività degli ultimi mesi sulla disabilità. Era la parte pratica: trasformare la discussione e l’incontro con esperti e testimoni in qualcosa che potesse veramente essere di aiuto. Nel pomeriggio abbiamo incontrato l’associazione Food for Life di Torino che tra le altre cose si occupa di portare pasti caldi alle persone senza fissa dimora e alla sera siamo stati coinvolti da loro, divisi a gruppi, per portarli a chi ne aveva bisogno in diverse parti della città. Oltre al cibo abbiamo anche portato coperte e vestiti. Il 23 siamo tornati ad Asti e abbiamo dedicato la mattinata a portare ai bar i menu realizzati”.
Quali sono i momenti che ti hanno colpito di più?
“Principalmente due. La strada fatta fino a Superga e il servizio alle persone senza fissa dimora. La prima richiede un po’ di fatica, anche perché aveva piovuto e il sentiero era molto fangoso. Inoltre dal centro di Torino e Superga il percorso è di più di 10 km. Ma arrivati là il panorama è incomparabile. Il servizio con Food for Life è stato molto particolare: abbiamo avuto un’idea della vera “Torino Underground”. Pur avendo preparato 400 pasti, non ci sono bastati e il freddo fa sì che queste persone richiedano molte coperte e vestiti più caldi. Ti rendi conto di quanto sei fortunato ad avere tutto…”.
Qual è invece l’attività in cui ti sei sentito più utile?
“La realizzazione dei menu in linguaggio aumentativo alternativo è stata una bella esperienza, anche perché seguita al lavoro per capire le difficoltà di alcune persone che non riescono ad esprimersi come vorrebbero. Interessante è stata anche la distribuzione: qualche locale astigiano l’ha accettato, qualcun altro no, o perché mancava il titolare o perché c’era molta gente e non avevano tempo a darci retta o perché pensavano che chiedessimo soldi. Ma la nostra sensazione è di aver fatto qualcosa di utile e di originale”.