Nella Chiesa Evangelica l’appuntamento per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
Dal 18 al 25 gennaio ricorrono le celebrazioni per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Una celebrazione proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di San Pietro e quella della conversione di San Paolo e assume un significato simbolico: l’unità delle chiese cristiane rappresenta una delle sfide più significative e urgenti del nostro tempo. In un mondo sempre più frammentato, dove le divisioni sembrano prevalere, la chiamata all’unità è un invito a superare le differenze e a lavorare insieme per il bene comune.
Ad Asti, il tradizionale appuntamento ecumenico quest’anno sarà ospitato dalla Chiesa Evangelica di via Parini, martedì 20 gennaio alle 21 e l’incontro seguirà i testi biblici selezionati dalle Chiese armene. Nel sito dell’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso (unedi.chiesacattolica.it) è reperibile il sussidio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e altro materiale utile per organizzare incontri ecumenici.
I testi della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2026 sono stati scelti e preparati dalla Chiesa apostolica armena, insieme alle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Vi troviamo uno spirito ecumenico sobrio e concreto, che nasce dall’esperienza di comunità che conoscono da vicino fragilità, diaspora e ricerca di speranza. Il versetto guida, Efesini 4,4 (che troviamo nel banner), non è usato in chiave celebrativa, ma come criterio di discernimento: richiama l’essenziale della fede e invita a riconoscere l’unità già donata da Dio.
La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2026 insiste sulla conversione personale e comunitaria, sulla preghiera condivisa e sulla responsabilità di una testimonianza comune. L’adozione dei testi da parte del Dicastero per l’unità dei cristiani e della Commissione Fede e Costituzione inserisce questa prospettiva nel cammino ecumenico globale. Ne emerge un invito a riscoprire cosa significhi essere “un solo corpo”: camminare nella stessa speranza, pur nella diversità.