Tre domande a… Domenico Quirico
In un mondo in cui la guerra non è mai scomparsa, ma è tornata a occupare il centro dei rapporti di forza tra le grandi potenze, il confronto tra Donald Trump e Vladimir Putin diventa una chiave utile per leggere il presente. Domenico Quirico, giornalista e inviato di guerra de La Stampa, analizza le differenze tra le due leadership e il ruolo sempre più marginale dell’Europa.
Trump e Putin sono spesso descritti come due “uomini forti”. Ma lo sono allo stesso modo, oppure dietro questa etichetta si nascondono poteri diversi?
“Sono due poteri profondamente diversi. Quello di Putin è un’autocrazia personale: pur esistendo elezioni, Parlamento e governo, le decisioni sono concentrate interamente nella sua figura. È l’eredità storica del potere russo, dagli zar a Stalin. In Russia è persino difficile capire come vengano prese le decisioni: avvengono nella testa di Putin. Trump, invece, pur cercando di ridurre i contropoteri previsti dalla Costituzione americana e di rafforzare l’esecutivo attraverso decreti presidenziali, resta molto lontano dal modello putiniano”.
Chi dei due ha davvero più controllo sul proprio Paese?
“Senza dubbio Putin. Trump può decidere operazioni militari limitate, raid o bombardamenti di breve durata, ma non potrebbe imporre una guerra lunga come quella in Ucraina senza un evento percepito come una minaccia vitale, un “nuovo 11 settembre”. Il consenso e i vincoli istituzionali americani glielo impedirebbero”.
Trump sostiene che, se fosse stato presidente, la guerra in Ucraina non sarebbe scoppiata. Gli crede?
“Paradossalmente sì. Putin cercava soprattutto il riconoscimento di un ruolo globale paritario a quello degli Stati Uniti, come ai tempi dell’Unione Sovietica. Trump probabilmente glielo avrebbe concesso, anche solo simbolicamente, con un grande incontro tra “decisori del mondo”. Putin non aveva un reale interesse a occupare e gestire un Paese ostile di decine di milioni di abitanti: uno sforzo insostenibile”.
L’intervista completa e altri approfondimenti sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 16 gennaio 2026
Cristiana Luongo