Tre domande a… Simone Coppo
Una delle storie più belle del panorama culturale astigiano, un vero orgoglio per la nostra terra, è un’artista poliedrico, ancora molto giovane, ma protagonista a vari livelli in mezzo mondo. Stiamo parlando di Simone Coppo. Nonostante i suoi impegni di attore e regista, torna sempre nella sua Refrancore e ci concede una intervista sui suoi ultimi lavori.
Lei è uno dei protagonista della nuova serie televisiva trasmessa su Rai Uno “Prima di Noi”.
“‘Prima di Noi’ è stata un’esperienza meravigliosa, con la regia di un grande come Daniele Lucchetti, con la direzione del casting di Elena Bouryka. Tratto da “Prima di Noi” di Giorgio Fontana, vincitore del premio Campiello, è una saga famigliare che abbraccia tutto il Novecento italiano. Protagonisti della nostra storia sono i Sartori, tre generazioni di donne e uomini, costruttori e distruttori, che cercano un loro posto nel mondo, con un piede nel passato e un altro nel futuro. Dal Friuli rurale alla Milano delle fabbriche, passando per le due guerre mondiali e la ricostruzione, si dibattono tra la ricerca del successo personale o il sogno della rivoluzione, la cattedra di una scuola o il ring di un incontro di boxe. È circa un secolo che per i Sartori contiene tutto: la colpa, la vergogna, la rabbia, la frenesia, il viaggio, e soprattutto l’amore”.
Ci può descrivere il personaggio che interpreta?
“Io interpreto un personaggio controverso e complesso, Luciano Ignasti, un giovane veneto benestante, una bandiera di un tema delicato. La diversità in certe epoche era difficile persino immaginarla, Ignasti è una figura complicata, ricca di sfaccettature”.
In questo stesso periodo il corto da lei diretto “Eh” sta mietendo successi.
“‘Eh’ è nato come un atto d’amore verso la mia terra e verso il Monferrato, nato tra le colline e i volti di una comunità, quella di Refrancore, che non si è limitata a ospitare le riprese, ma ne è diventata parte integrante. E’ la storia di un anziano che rivive la gioventù per una notte, trovando una nuova occasione d’amore. Il percorso di “Eh” è la dimostrazione che le storie locali, se raccontate con autenticità, sanno parlare una lingua universale. Ha ottenuto molti riconoscimenti in festival come Oniros Film Awards, Capri e Hollywood. E’un’opera d’esordio, ma vorrei fosse solo l’inizio: voglio credere in questo territorio, ci sono delle potenzialità che vanno sfruttate, insieme a coloro che ci credono”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 23 gennaio 2026
Massimo Allario