Il garante delle persone detenute Massano scrive al direttore della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento
Gentile Dott. Napolillo, nei giorni scorsi è arrivata la comunicazione, da parte della Direzione generale dei detenuti e del trattamento (del D.A.P.), relativa al fatto che allo stato attuale non è possibile dare l’autorizzazione agli spettacoli teatrali per gli studenti maggiorenni delle classi quinte di diverse scuole superiori e dell’Università, accompagnati dai rispettivi docenti, programmati nella seconda metà di marzo nella Casa di Reclusione Alta Sicurezza di Asti. Tale comunicazione, a fronte di richieste sull’esito della domanda di autorizzazione avanzate da diverso tempo ed a pochi giorni ormai dalle date previste, ha di fatto vanificato la possibilità di organizzare la partecipazione ad un evento aspettato da mesi. La preparazione delle rappresentazioni per il pubblico esterno, in continuità con tutte quelle che si erano potute realizzare negli scorsi anni, aveva visto un grande lavoro da parte delle persone coinvolte nel Progetto Teatro Oltre, che prosegue da circa tre anni all’interno dell’Istituto grazie ad un’associazione teatrale esterna ed all’impegno di diverse persone detenute. Tali spettacoli, organizzati in collaborazione con la Direzione, l’area trattamentale ed il personale dell’Istituto e preceduti propedeuticamente da incontri con esperti ed operatori, rappresentano momenti particolarmente significativi sia da un punto di vista pedagogico per gli studenti che hanno modo di approfondire le tematiche legate alla detenzione, alla giustizia ed alla legalità sia, in una prospettiva rieducativa, per le persone detenute, per le quali la partecipazione al laboratorio teatrale e la possibilità di tenere le diverse rappresentazioni, ed in particolare quelle che coinvolgono gli studenti, sono occasioni per la riflessione sul proprio passato, per la responsabilizzazione e per la promozione di un cambiamento.
Sono, quindi, iniziative che non solo contribuiscono concretamente alla realizzazione di quella tensione rieducativa della pena costituzionalmente prevista, ma che hanno anche una preziosa funzione preventiva ed educativa per i giovani e la comunità.
Tale valore emerge chiaramente anche nel Protocollo d’intesa sottoscritto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria il 24/03/2016, in cui, in particolare, “Il Ministero della Giustizia, tramite il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, si impegna a diffondere, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, la consapevolezza dell’importanza dell’attività teatrale nei processi di conoscenza del detenuto e di reinserimento sociale”; e “concorre, altresì a: elaborare proposte didattiche rivolte alla diffusione, fra gli studenti, della conoscenza dell’esperienza teatrale nelle carceri italiane”.
L’esperienza astigiana si è sempre posta in linea ed ha permesso la chiara emersione degli aspetti la cui importanza è stata sottolineata anche dal Ministero, e nel corso degli anni, non solo non si sono presentate problematiche legate alla sicurezza, ma è emerso in maniera evidente il valore culturale e pedagogico delle diverse attività che hanno coinvolto la comunità esterna ed in particolare le scuole, come ben evidenziato dalle testimonianze dei docenti che avevano potuto sino ad oggi partecipare con le rispettive classi (dell’ultimo anno e con alunni maggiorenni), e che avevano aderito numerosi anche a questa nuova opportunità di assistere ad una rappresentazione teatrale in carcere. Ci sono poi diverse testimonianze di persone detenute che confermano il valore rieducativo di queste esperienze: “È stato, per noi molto gratificante avere una platea di spettatori composta da giovani studenti … Li abbiamo accolti come se fossero i nostri figli, mentre loro ci hanno accolto con grande entusiasmo e un grande tifo, abbattendo ogni forma di pregiudizio. È stato un giorno ricco di emozioni e di presa di coscienza”; “Questo percorso teatrale sento che ci migliora come persone. Abbiamo sbagliato, ma di questi errori possiamo fare tesoro per noi stessi, per i nostri familiari e per riprendere le redini della nostra vita”.
Purtroppo questa nuova occasione di proseguire il lavoro intrapreso in tale direzione in continuità con gli anni precedenti non pare possa realizzarsi, ed alla delusione delle persone che avrebbero dovuto partecipare alla rappresentazione (sia come attori che come spettatori) ed ai vari disagi organizzativi che ne derivano, si accompagna la preoccupazione, in questa situazione di grande incertezza, per il rischio di disincentivare e compromettere per il futuro questi percorsi virtuosi di coinvolgimento della comunità, in particolare delle scuole, che nel corso degli anni hanno visto la realizzazione di laboratori significativi e pregevoli rappresentazioni ed iniziative (tra cui anche la scrittura congiunta del libro “Una penna per due mani”).
Nonostante, infatti, la richiesta fosse stata inviata con congruo anticipo, la comunicazione di non poter autorizzare allo stato attuale, arrivata molto tempo dopo e senza che se ne conoscano le motivazioni specifiche, sembra confermare alcuni timori da più parti espressi relativamente alla circolare del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di ottobre (21/10/2025.0454011.U DAP) che centralizza e va ad incidere sulle richieste di provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo che si intendono realizzare presso gli istituti penitenziari Alta Sicurezza, come quello astigiano, e che ha suscitato da più parti preoccupazioni.
Proprio in relazione ai rischi di interruzione e di scoraggiamento delle attività che coinvolgono la comunità esterna, in particolare quelle con i giovani, negli scorsi mesi una presa di posizione particolarmente autorevole è stata quella dei familiari delle vittime di terrorismo e mafia (tra cui Maria Agnese Moro e Fiammetta Borsellino) che hanno espresso “notevole perplessità e sofferenza personale nei confronti delle norme, volte a irrigidire, limitare e contingentare queste feconde attività di relazione tra detenuti e cittadini, … Siamo testimoni diretti, che anche la semplice partecipazione a incontri e confronti con il mondo esterno rappresenta per i detenuti coinvolti un’iniziale rottura verso il passato, e possono rappresentare un’occasione, seppure lunga, faticosa e dolorosa, di un cambiamento”. Soffermandosi in particolare sugli incontri con gli studenti ne sottolineavano la duplice valenza avendo constatato di persona sia “l’importanza e la ricchezza dei confronti tra detenuti e studenti nel processo rieducativo, poiché questi ultimi spesso rappresentano il volto dei loro figli”, sia “il valore sociale, psicologico e morale di questi incontri, al fine di prevenire il bullismo e derive criminali negli adolescenti”. Chiudevano sottolineando il fatto che “il ripensamento del proprio passato criminale molto raramente è frutto di un’improvvisa “illuminazione”, essendo più spesso il risultato di una contaminazione culturale, emotiva e relazionale, che supera le barriere fisiche tra il mondo esterno ed interno alle carceri”.
Le rappresentazioni teatrali e gli incontri con la comunità esterna ed in particolare con gli studenti, che si collocano nel solco della Costituzione e della normativa penitenziaria, sono, quindi, preziose occasioni di riflessione, ripensamento, responsabilizzazione e cambiamento, che non tolgono sicurezza ma che favoriscono la tensione rieducativa costituzionalmente prevista ed alimentano speranza. Speranza che è stata al centro del recente Giubileo, in particolare di quello delle persone detenute e cui anche il Presidente Mattarella faceva nei mesi scorsi riferimento ribadendo che “I luoghi di detenzione non devono trasformarsi in luoghi senza speranza, ma devono essere effettivamente rivolti al recupero di chi ha sbagliato”. E per il recupero delle persone, come recita la legge sull’ordinamento penitenziario, è fondamentale “incoraggiare le attitudini e valorizzare le competenze”, favorire ed organizzare attività culturali ed “ogni altra attività volta alla realizzazione della personalità dei detenuti e degli internati”, ed agevolare “opportuni contatti con il mondo esterno” (artt. 13, 15, 27, L. 354/75). Su quest’ultimo aspetto, poi, il Regolamento dell’Ordinamento penitenziario sottolinea che: “La direzione dell’istituto promuove la partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa” (art. 68 DPR 230/2000).
In un momento storico in cui le attività trattamentali nelle carceri italiane sono già compresse e ridotte, tra criticità strutturali, sovraffollamento e carenze di personale, non è incoraggiante perdere occasioni preziose come questa e così facendo, oltre a vanificare l’impegno e le risorse investite in mesi o anni, si rischia di avere ripercussioni sia sulle possibilità future di coinvolgimento della comunità esterna sia sulla ripresentazione di progettualità simili.
Preoccupa ulteriormente il fatto che questo avvenga in un contesto in cui si stanno già verificando alcune interruzioni (di progettualità e attività, ma anche di percorsi individuali) in altri Istituti, che interrogano, anche in relazione ai dubbi e timori da più parti evidenziati sui potenziali effetti della già citata Circolare di ottobre.
Il Presidente Mattarella, nell’incontro dello scorso anno con la Polizia Penitenziaria, ricordava come la nostra Costituzione e la normativa penitenziaria prevedano che l’impegno nei nostri Istituti penitenziari si svolga basandosi su due pilastri: “sicurezza e rieducazione”. Non si tratta, quindi, di mettere in discussione l’indispensabile funzione di sicurezza che le carceri devono garantire, ma di ricordare l’importanza essenziale anche del pilastro rieducativo, del quale il coinvolgimento della comunità esterna è componente essenziale.
Gentile Dott. Napolillo, come Garante dei Diritti delle persone private della libertà personale mi rivolgo quindi a lei perché si possa rivalutare a breve la situazione astigiana e si possano conoscere le ragioni che allo stato attuale non hanno permesso l’autorizzazione delle rappresentazioni teatrali, in modo tale da cercare di risolvere eventuali problemi e tentare di salvare almeno uno spettacolo con gli studenti tra quelli previsti.
Mi rivolgo a lei, inoltre, perché gli interrogativi e le preoccupazioni che accompagnano questa ed altre situazioni (peraltro condivise dai Garanti Territoriali che hanno partecipato alla recente Conferenza Nazionale) possano essere raccolti e possano contribuire ad avviare un dialogo ed un confronto, con la partecipazione dei diversi soggetti che si occupano a vario titolo di collaborare e di contribuire alla funzione rieducativa della pena costituzionalmente prevista, sulla situazione attuale e sulle prospettive relativamente alla garanzia delle Attività trattamentali ed al coinvolgimento della Comunità esterna (con riferimento in particolare alla Circolare 21/10/2025.0454011.U DAP per l’Alta Sicurezza).
Nel ringraziarla per l’attenzione le porgo cordiali saluti.
Domenico Massano, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della città di Asti