“Com’eri vestita?”: la mostra contro lo stupro tornerà in autunno nell’Astigiano
Parole di donne violate, di uomini che si smarcano dai pregiudizi, di giovani attoniti per la scoperta che lo stupro è un reato che si consuma anche in famiglia, non solo per colpa di sconosciuti: sono pieni di testimonianze i quaderni riempiti dai visitatori di “Com’eri vestita?”, la mostra itinerante, promossa localmente da Amnesty International Asti e SOS donna, allestita all’ospedale Cardinal Massaia di Asti dopo aver fatto tappa in Sala Bordone a Villafranca.
L’esposizione, che è da poco terminata, tornerà nell’Astigiano in autunno. Altri Comuni e scuole si sono fatti avanti per ospitarla, apprezzando l’ideazione originale dell’associazione di promozione sociale Libere Sinergie: vestiti esposti simili a quelli indossati dalle vittime e toccanti testimonianze su quello stupro rimasto un episodio indelebile o una costrizione continua, subita per anni in silenzio. Comunque sempre umiliazione e paura.
Lo raccontano le stesse donne che hanno lasciato i loro ricordi nei quaderni al Cardinal Massaia: “Avevo sei anni e non solo non potevo difendermi da mio cugino, ma neanche capire. Trovo gli anni ’80. Non il Medioevo, non l’Africa. Qui, in Italia. Nessuna donna, di nessuna età, deve subire così tanto…”. Un’altra voce: “Colpita al cuore. Ho subito violenza da bambina e abusi da parte di uno zio materno. Adesso ho fatto pace con il passato. Avete fatto un lavoro incredibile, grazie, grazie davvero”.
Una mostra “da brividi… da restare senza fiato… molto utile… da portare nelle scuole… potente, commovente…, toccante e vera”. “Straordinaria”, scritto da “una persona che è stata violentata”. C’è chi osserva: “Lodevole l’intento di divulgare esperienze che prima si nascondevano”. Una dottoressa dell’ospedale: “Molto bella la mostra e soprattutto il significato”. Girando le pagine, la riflessione di “Tina, mamma di un figlio maschio”: “I genitori devono reimparare a fare i genitori, non gli amici, e insegnare nuovamente rispetto ai propri figli”.
E i maschi: “Noi uomini a volte sappiamo diventare esseri spregevoli”. “Se una donna dice no bisogna ascoltarla, non siate dei mostri” (Fabio). Urgente necessità: “Vogliamo un’umanità nuova!”.
Decidere di denunciare la violenza subita non sempre è facile: “Gli uomini scappano e, purtroppo, anche alcune donne” (Cecilia). “Il no è un rifiuto, non un consenso”. Moltissimi studenti riempiono l’atrio del Cardinal Massaia, scrivono sui quaderni, esprimono considerazioni a voce: “Tutto questo ci ha fatto ancora più arrabbiare”; “Non ci aspettavamo una testimonianza così vera, così cruda” (1B Agrario Penna). “Ho letto e riflettuto. Mi è venuta la pelle d’oca” (Michela). “Molto bella” (3SC Liceo Scientifico Vercelli). “Credere alle donne è un atto di giustizia” (Istituto Sella). “Se una donna dice no, quella è la cosa più importante” (media Mombaruzzo).
Soddisfatte Simona Franzino (Amnesty International) e Laura Nosenzo (SOS donna): “Il messaggio della mostra contro il pregiudizio e sul libero consenso delle donne – commentano – è stato recepito. Ora la mobilitazione prosegue con la campagna di sensibilizzazione di Amnesty ‘Io lo chiedo’: introdurre il principio del consenso nella nostra legislazione indurrebbe anche a un forte cambiamento culturale, passando dalle parole ai fatti e al pieno rispetto delle donne”.
Su sos-donna.it i contenuti di “Io lo chiedo” e la possibilità di sostenere la campagna con una firma.