Tre domande a… Gianfranco Mogliotti
Il giornalista e scrittore di Rocchetta Tanaro Gianfranco Mogliotti torna nelle librerie con un nuovo capitolo della sua vita intitolato “La Grazia di un guerriero” (Ed. Cartman, 18 euro), un inno alla resilienza di fronte all’assedio della sclerosi multipla, che rifugge il pietismo per abbracciare la forza del sentimento.
Esistono esistenze che si rifiutano di essere declinate al passivo, trasformando il peso della cronaca personale in una luminosa materia narrativa.
Come è nata la sua passione per la scrittura?
“Dopo la laurea in Scienze Politiche, sono diventato giornalista pubblicista e ho iniziato a collaborare fin dal 1994 con L’Eco del lunedì, poi con la Gazzetta d’Asti e dal 1999 ho iniziato a scrivere per la cronaca locale de La Stampa. Ho scritto anche due monografie sul tamburello: una, nel 2002, sul Callianetto, prima squadra astigiana a vincere il campionato italiano 28 anni dopo il Viarigi; l’altra, nel 2005, sul tamburello a muro. Poi il 7 aprile di 28 anni fa mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Una condizione che mi ha cambiato la vita ma che non è mai stata un limite, una ‘compagna di viaggio’ a cui ho dedicato un’intera trilogia letteraria. Scrivere è stato un atto di ribellione contro la malattia e un modo per non arrendermi mai”.
Chi sono i suoi autori preferiti.
“Sono un grande appassionato di Giorgio Faletti, di Andrea Camilleri e di Tiziano Terzani. Lo scrittore che più sento vicino però è Cesare Pavese, il suo modo di scrivere, i suoi personaggi e il suo grande amore per la sua terra sono sempre stati per me una grande fonte di ispirazione”.
Ci parli della sua ultima fatica letteraria.
“L’ultimo mio romanzo ‘La Grazia di un guerriero’ fa parte di una trilogia iniziata nel 2019 con ‘L’inquilina dell’attico-Una storia di coraggio’, continuata nel 2022 con ‘Ruote parallele-Un incontro del destino’. Il primo libro si apre con la fine di una storia d’amore; mentre Grazia è la donna di quest’ultimo che accompagnerà Giovanni Gigliotti, l’alter-ego dell’autore, sino alla fine dei suoi giorni. Ispirata a un incontro reale avvenuto al Sant’Anna di Torino, la protagonista femminile incarna una bellezza che non ignora la ferita, ma la nobilita. E’ una rincorsa costante di valori positivi, la ricerca continua di mantenere un equilibrio. Tutti e tre i libri hanno andamenti elicoidali, sinusoidali, nel terzo libro l’autore ritorna dove era nel primo. Il titolo stesso dell’opera è un manifesto programmatico: una vita che proclama i propri desideri e, per principio etico e vitale, si rifiuta di alzare bandiera bianca. La veste grafica è nobilitata da un’opera di FeoFeo (Federica Oddone), artista a cui sono legato da un sodalizio trentennale, dal titolo ‘Gli istanti eterni’, mentre la prefazione è di Gian Paolo Caprettini e l’introduzione di Fulvio Lavina. Una dedica speciale alla mia cara mamma scomparsa un anno fa”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 10 aprile 2026
Massimo Allario