Tre domande a… Giobbe Covatta
La stagione teatrale dell’Alfieri si chiude alla grande con un evento attesissimo e carico di energia: lo spettacolo “70 (Riassunto delle puntate precedenti)” di Giobbe Covatta, in scena mercoledì 29 aprile alle 21.
L’artista celebra così i suoi 70 anni e contemporaneamente i 40 di carriera proponendo una selezione dei suoi monologhi più noti e di altri meno conosciuti. Lo spettacolo è costruito come un menu che mescola temi ricorrenti della sua comicità-religione, ambiente, questioni sociali, donne e vecchiaia-trattati con ironia e sensibilità. Covatta racconta la propria evoluzione artistica, mantenendo sempre uno stile leggero ma intelligente, capace di affrontare argomenti importanti con umorismo. In questa intervista ci spiega cosa vedremo e scopriremo anche qualcosa dell’artista e dell’uomo.
Che spettacolo sarà quello a cui assistreremo il 29 aprile?
“Per celebrare il traguardo dei 70 anni d’età e i 40 di attività professionale porto in scena un’antologia dei miei monologhi più celebri e di alcune perle meno note. Lo spettacolo si configura come un ricco convivio dove cerco di offrire al pubblico i temi che mi sono più cari: dalla critica religiosa alla salvaguardia dell’ambiente, passando per la condizione femminile e le feroci disuguaglianze che affliggono i Paesi in via di sviluppo. E’ una specie di bilancio della mia vita lavorativa, non è un amarcord, vuole dare una motivazione del perché ho scelto di fare …”.
Lei è salito alla ribalta con il “Maurizio Costanzo show”: che cosa le è rimasto di quella trasmissione e del suo artefice?
“E’ stata una grande esperienza, una trasmissione che sarebbe ancora attualissima adesso; anzi, sarebbe auspicabile ci fosse per la qualità e lo spessore delle persone che la frequentavano in un clima di approfondimento ma anche di leggerezza. Posso vantarmi di essere stato l’invitato più longevo per il numero di puntate. Maurizio Costanzo, nel tempo, è diventato un vero amico: era un genio, un grande artista”.
Lei è l’autore più letto del ‘900. E’ così?
“Pare una barzelletta ma è vero. Ho venduto svariati milioni di libri. Ma il punto non è la classifica, quanto la compagnia. C’ero io, Salgari, Calvino, Umberto Eco. Mi viene da ridere”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 24 aprile 2026
Massimo Allario