Tre domande a… Paolo Bongioanni
A Vinitaly, il gran mattatore del Padiglione Piemonte è stato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Paolo Bongioanni. In una lunga intervista che uscirà sul numero di venerdì 17 aprile di Gazzetta d’Asti abbiamo fatto il punto con lui sullo stato dell’arte del vino piemontese.
Qui anticipiamo tre domande.
Transizione ecologica e sostenibilità: a che punto è il Piemonte e quali strumenti state mettendo in campo?
“Attraverso il Complemento di Sviluppo Rurale il Piemonte mette a disposizione molte misure per l’agricoltura sostenibile, per il risparmio e la razionalizzazione della risorsa idrica, per l’accesso a tecnologie avanzate e rispettose dell’ambiente, per il regime biologico. Anche la lotta biologica e la selezione di varietà resistenti a parassitosi e fitopatie sono strumenti che vanno esattamente in questa direzione, per ridurre il ricorso alla chimica e avere una vitivinicoltura che coniughi moderne esigenze ma sappia essere contemporaneamente, come al tempo dei nostri antenati, un presidio del territorio e l’espressione di un rapporto di profondo rispetto fra uomo e terra”.
Qual è il ruolo dell’innovazione tecnologica, dalla vigna alla distribuzione?
“Centrale. Saper innovare significa ridurre i costi, l’impatto sull’ambiente, avere un prodotto sempre migliore e sempre più competitivo per adeguare la capacità produttiva e le caratteristiche alle esigenze dei mercati. Anche se, voglio ricordarlo, nessuna tecnologia avanzata, nessun algoritmo e nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituire o cancellare il ruolo dell’esperienza e della sensibilità umana di chi il vino lo fa, dalla vigna alla cantina fino allo scaffale dell’enoteca o del centro commerciale. Il vino ha l’anima di chi lo fa, ed è un patrimonio senza il quale la tecnologia rischia di restare un’innovazione fine a se stessa”.
Infine, una curiosità: ha un vino del cuore che rappresenta per lei il Piemonte?
“Il Piemonte è la regione con più vini a qualità certificata d’Italia. Sessanta fra Doc e Docg che coprono oltre l’80% della produzione vinicola regionale. Tutti loro, dai grandi rossi di fama mondiale alle preziose rarità da pochi ettari, raccontano una storia irripetibile fatta di rapporto con il territorio, di profumi, di sapori, di tecniche e saperi. Impossibile scegliere. Anche per questo è nata l’idea del “Vino dell’Anno”: il vino che per dodici mesi a turno è l’ambasciatore simbolo del Piemonte in Italia e nel mondo, e accompagna le iniziative di promozione dell’agroalimentare e del turismo della nostra regione. A Vinitaly abbiamo festeggiato il passaggio di consegne fra l’Alta Langa Docg, Vino dell’Anno 2025, e l’Asti Docg che ne ha raccolto il testimone per il 2026. Un vino gioioso, il vino delle feste che trasmette tutta l’energia, l’orgoglio e l’entusiasmo del Piemonte. Il problema più grande è l’imbarazzo di decidere…”.
Marianna Natale