Il commento alla Parola di domenica 27 giugno (XIII domenica del tempo ordinario b) a cura di Sr Chiara  del Monastero Cottolenghino  “Adoratrici del Prez.mo Sangue di Gesù”

Le letture che la liturgia ci propone oggi, hanno come filo conduttore l’eterna battaglia tra la vita e la morte. Nel libro della Sapienza leggiamo: «Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi». 

Nel Vangelo, Gesù viene raggiunto dalla supplica di Giàiro che si getta ai suoi piedi perché ha una “figlioletta” di 12 anni che sta morendo, e poi da una grande folla che gli si stringe intorno per ascoltare ed essere ascoltata, tra i quali si fa largo una donna in agonia da 12 anni perché ha continue perdite di sangue. Questa situazione è particolarmente grave perché, per la legge, ella è impura e quindi non può avere nessun contatto umano con le altre persone, è come un cadavere ambulante.

Interessante è questo numero 12 che viene ripetuto. Il 12 indica pienezza, ma potrebbe riferirsi ai 12 patriarchi, il popolo di Israele, o ai 12 apostoli, il nuovo popolo di Dio.

Questa donna decide di fare un gesto che noi potremmo definire “superstizioso”: vuole toccare il mantello di Gesù credendo di riceverne guarigione, ma… così accade. Gesù si accorge di questa donna come fosse l’unica sulla riva del mare e la cerca con lo sguardo, perché, agli occhi di Dio, nulla è piccolo e dimenticato, tutto è vivo e presente. Gesù cerca una relazione con lei perché il gesto, forse davvero superstizioso, deve diventare fede viva e questo avviene incontrandolo, guardandolo negli occhi, ascoltandolo, parlando con lui.

Non dimentichiamo che quella donna non poteva essere lì perché era impura e Gesù essendo stato toccato è diventato anche lui impuro, ma non se ne preoccupa affatto, anzi la chiama “figlia”. Potremmo pensare che questa donna rappresenti un po’ tutti noi, pagani, che non siamo passati attraverso la legge di Israele.

E mentre succede questo, “la figlioletta” di uno dei capi della sinagoga, la figlia della legge, di Israele, muore. Gesù chiede al padre di continuare ad avere fede, poi portando con se i tre discepoli, testimoni dei momenti più importanti della sua missione, va dalla bambina. Gesù scaccia tutti e, come fosse solo davanti alla morte, mostra la verità del suo nome: “Dio salva”. Come nell’icona della discesa agli inferi, Gesù prende la bambina per mano e la trae fuori dalla tomba… gli dice in aramaico “Talità kum” che significa: “Fanciulla, io ti dico alzati!”. La fanciulla si alza in piedi, cammina e le viene dato da mangiare.

Cosa ci può insegnare oggi questo brano? Tutti ci ritroviamo nella situazione di essere soggetti alla malattia e alla morte, ma il Signore della vita, il Salvatore, è presente e “guarda attorno per vederci”. Non dobbiamo mai sentirci vinti dal male perché sempre Gesù si preoccupa di noi, ci cerca e ci porge la mano. I 144 mila (12x12x1000)segnati con il sigillo del Dio vivente, di cui parla il libro dell’Apocalisse, che hanno lavato le vesti nel sangue dell’Agnello, siamo anche noi se con fede attingiamo alle sorgenti della salvezza.

Deo gratias!

LETTURE: Sao 1,13-15; Sl 29; 2Cor 8,7.9.13-15; Mc 5,21-43