Uomini pensosi, il balzo silenzioso di una volpe solitaria, libertà imprigionate dietro alle sbarre e anche un omaggio a Frida Kahlo: ogni scultura di Bobo (Roberto) Pernettaz racconta una storia.
Dopo l’inaugurazione di venerdì scorso, “L’uomo che voleva volare” resterà in esposizione al Museo Paleontologico fino al 22 ottobre.
Usando legni recuperati non di rado direttamente in discarica o nei laboratori di falegnami amici, dove il profumo della fibra s’intuisce ancora, l’artista valdostano rende omaggio al lavoro contadino e squarcia il velo sui sentimenti umani: a volte l’una e l’altra situazione convivono in una stessa opera, sotto cieli azzurri da cui si è da poco dissolta la maledizione (“Il contadino/guarda in aria/bestemmiando/per la tempesta”). A volte le narrazioni sono mosse da contraddizioni inaspettate: un gruppo di montanari con gli zoccoli ai piedi scende ad Aosta per protestare contro le nuove tasse regie. Ma la rabbia collettiva che agita gli uomini ha come un cedimento nelle braccia alzate del fanciullo dalla camicia azzurra: per lui la marcia è l’occasione imperdibile per incontrare la città che non ha mai visto.
Piace al Parco Paleontologico Astigiano l’idea che dietro alle sculture ci sia un’operazione di recupero dei materiali usati: una scelta che ha ispirato anche le precedenti mostre, a Palazzo del Michelerio, di Giorgio Grosso (“Trapassato Prossimo”) e Sergio Brumana (“Cetacea”), entrambi presenti all’inaugurazione di venerdì. Se Pernettaz va a rovistare in discarica, fino a che le sue mani non agguantano il pezzo giusto tra i rifiuti, così “la paleontologia è un guardarsi intorno e scoprire ciò che la terra restituisce, in genere per caso” ha spiegato il presidente Gianfranco Miroglio.
Lo scultore si definisce “un sarto di legni esausti, che cucio su basi disparate: lastre di ferro corrose dal tempo o aggredite dagli acidi, vecchi lavatoi in legno, scodelle in cui becchettavano le galline”, ironicamente definite in un suo racconto, letto durante l’inaugurazione, come “le allegre comari di Brusson”.
“L’uomo che voleva volare” è proposta dal Parco Paleontologico insieme a Comune, Regione Piemonte e Consiglio Regionale della Valle d’Aosta (presente, venerdì, il vice presidente Antonio Fosson). Fino al 22 ottobre resterà aperta nel seguente orario: lunedì-giovedì 10-16, sabato, domenica e festivi 10-13/16-19 (venerdì chiuso).
L’artista sarà presente al museo tutti i sabati e le domeniche. Forse qualche visitatore lo riconoscerà: ai tempi di Antognoni e Menabreaz, Pernettaz ha militato nella squadra di calcio dell’Aosta, affrontando molte volte l’Asti. Poiché lo conosce bene, Fosson avanza un’ipotesi: “Forse molti astigiani hanno ancora i segni di Bobo sulle caviglie”. Si attendono conferme.
Le storie di Bobo Pernettaz nei legni usati in mostra al Museo Paleontologico
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