Il giornalista de “La Zanzara” Maurizio Scandurra interviene ancora sul momento della Banca di Asti
“Ricordo che, dalle pagine dell’edizione astigiana de “La Stampa”, il presidente di Fondazione CrAsti Livio Negro, il 29 maggio 2025, dichiarava: “Un potere arcaico e poco chiaro guida la Banca di Asti”. Forse che già allora parrebbe aver fatto allusione, profeticamente, al momento odierno?
Lo farebbe presupporre il fatto che la seduta di Consiglio di giovedì 16 aprile sia stata aggiornata a martedì 21 per “carenza documentale”. Ma scherziamo?
Apprendo dai giornali che i consiglieri sarebbero ancora tutti all’oscuro delle manovre in corso: la lista dei nominativi dei candidati al Cda di Banca di Asti Spa. Idem forse anche per le Fondazioni socie? Parrebbero quasi cose da Prima Repubblica.
Il presidente Negro dovrebbe sapere che i rapporti con i media di un azionista di maggioranza dovrebbero servire a innalzare il titolo. Mai a deprimerlo come invece è successo con i suoi plurimi interventi. Questo lo dico anche a Carlo Cerrato. Apprezzo il ragionevole silenzio delle altre Fondazioni, più istituzionale e accorto, almeno a mio modesto avviso.
Tornando a bomba al “potere arcaico e poco chiaro” vorrei portare, sempre nel rispetto di una dialettica corretta, al predetto presidente alcune mie considerazioni di fatto: cercando, nei limiti del possibile, di decifrare questa sua criptica, inquietante affermazione.
Se mai si dovesse potenzialmente trattare della gestione del presidente emerito della Fondazione Michele Maggiora, l’ideatore illuminato dell’Università di Asti, o qualora mai invece si fosse eventualmente riferito alla figura altrettanto eccellente di Aldo Pia nella sua ex veste di presidente della Banca, o casomai ancora al suo predecessore Mario Sacco, creatore di “Asti Musei” nonché qualificato e profondo conoscitore dell’Astigiano, mi sembrerebbe che tale espressione sia, personalmente, totalmente inappropriata e per nulla condivisibile.
Il dottor Pia è proprio colui cui si deve la lungimiranza di aver puntato per tempo e in misura avveduta sull’ottima guida dell’Ad Carlo Demartini, che spero resti al timone dell’istituto. Proprio a quest’ultimo e ai suoi consiglieri in carica si deve la crescita oggettiva di Banca di Asti. E altre operazioni straordinarie tutte azzeccate che l’hanno condotta a una posizione piemontese di primo piano.
E’ di questi giorni la riconferma, a Siena, dell’altrettanto valente Luigi Lovaglio alla guida virtuosa di Mps. Un rientro dovuto, dopo una parentesi di apparente cambio di marcia, accolto con positiva enfasi e soddisfazione da sistema bancario nazionale, mercati e media.
Lo stesso mi auguro accada dunque ad Asti confermando fiducia e continuità al meritevole Demartini. Dove chi ha potere di votare il rinnovo dei vertici della Banca sembrerebbe ancora privo di alternative pari livello, esperienza e conoscenza territoriale dell’attuale Ad. Ma altresì gravido di responsabilità.
E questo al solo fine primario di evitare per tempo affrettati salti nel buio: scriverò motivatamente anch’io a Banca D’Italia. Ma anche ad altri competenti uffici, se necessario”.