Ora che, con l’inaugurazione di ieri, si è svelato in tutta la sua bellezza, il geosito attrezzato di Valle Botto può concedersi anche un primato: con quei venti metri di conchiglie marine custodite nel bosco è il solo del genere in Italia. Un unicum del nostro territorio: vale davvero la pena di scoprirlo. Già da domani le guide escursionistiche ambientali del Parco paleontologico astigiano assicureranno visite guidate allo straordinario affioramento fossilifero: iniziativa che, d’ora in poi, si ripeterà una volta al mese (prenotazione obbligatoria allo 0141.592091). I bambini avranno a disposizione una piccola area in cui cimentarsi in simulazioni di scavo. Come ha spiegato ieri il direttore dei lavori Marco Visconti, l’intervento di manutenzione straordinaria, deciso dal Parco per dare nuova vita alla sorprendente parete (tre milioni di anni) e renderla nuovamente disponibile alla fruizione pubblica, si è mosso lungo due direttrici: preservare e proteggere le conchiglie, testimonianza del Mare Padano, e migliorare al massimo l’accessibilità al sito rendendo meno tortuoso e ripido il sentiero, ora fruibile anche dai disabili. “Siamo l’unica provincia d’Italia – ha commentato Gianfranco Miroglio, presidente del Parco – che può dire a un turista: vieni che ti accompagniamo a camminare sul fondo di un mare di milioni di anni fa. Ciò che inauguriamo oggi è un museo a cielo aperto collegato a quello che abbiamo da poco rinnovato al Michelerio di Asti e ai geositi sparsi in molti comuni della provincia: un modo di leggere il territorio nel suo insieme attraverso la paleontologia”. Sottolineatura ripresa, poco dopo, anche dal direttore Graziano Delmastro. La palificata dell’affioramento appena inaugurato è frutto di un attento intervento di ingegneria naturalistica. “La sensibilità dell’Ente Parco, con cui abbiamo lavorato in sinergia – ha indicato Gianni Tarello, presidente della Cooperativa Valli Unite del Canavese – ci ha portati a utilizzare materiale assolutamente naturale e di lunga durata come i pali di castagno piemontese: non c’è alcun legname che proviene dall’estero, è tutto materiale, non trattato, del nostro territorio”. Parte integrante della riserva naturale della Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande, l’affioramento Graziano (dal nome del proprietario dei terreni) si trova a un chilometro circa di distanza da altri due geositi destinati anch’essi a essere recuperati. Lo ha annunciato Miroglio, illustrando la sinergia con la neonata Associazione Paleontologica Astensis, destinata presto a evolvere in Fondazione, che sosterrà l’importante intervento. Ma non solo: “Nel nostro programma – ha confermato Livio Negro, ideatore dell’associazione – ci sono l’apertura di punto di accoglienza nella casetta realizzata con la tecnica del Mon Cru (mattone crudo), la ristrutturazione della vecchia scuola di Valleandona dove nascerà una sala incontri per l’Ente Parco e la comunità, l’avvio di un master sulla paleontologia in accordo con l’Università. Settembre sarà il mese per mettere in calendario questi progetti”. Il sindaco Brignolo ha dato atto che “se l’Ente Parco oggi si distingue a pieno titolo per le sue peculiarità è grazie all’autonomia che ha saputo conservare grazie al lavoro svolto dalla consigliera regionale Angela Motta. Il Comune ha da poco acquisito fondi regionali: un milione di euro verrà girato al Parco per il recupero dell’ex chiesa del Gesù, patrimonio importante della città: chi considera gli enti come dei compartimenti stagni ha una visione miope”. La consigliera Motta ha ringraziato il personale dell’Ente, in particolare il paleontologo Piero Damarco, e sottolineato le grandi potenzialità del Distretto Paleontologico Astigiano (presente l’ideatore del progetto Luigi Berzano), costituito da oltre settanta Comuni: “Un’ottima occasione per valorizzare il territorio. Lavorare tutti insieme farà presto vedere i risultati”.
Altri due affioramenti fossiliferi saranno recuperati in Valle Botto
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