Un progetto ambizioso del quale non si parla al condizionale ma al futuro prossimo. La Daddy’s House, infatti, si farà. Ne sono certi i promotori, i padri dell’associazione “Papà Separati” di Asti che stanno chiudendo le trattative per avere in comodato d’uso gratuito per 99 anni Casa Bergese, di proprietà della parrocchia di Santa Caterina. L’edificio, una casa singola di due piani completamente da ristrutturare, si trova dietro la chiesa parrocchiale, in un’area verde piuttosto ampia, dove c’è anche un campetto da calcio e attualmente viene usata soltanto in parte, lo scantinato, come sala prove. L’idea dei papà separati è quella di trasformarla in una struttura di accoglienza per padri “freschi” di rottura, ma anche in un centro di aggregazione a disposizione della città. “Il progetto è quello di costruire quattro monolocali da affittare a prezzi calmierati a genitori appena separati per un massimo di sei mesi – spiega Gigi Rosso, geometra e presidente dell’associazione -. Ci sarà poi una sala polivalente dove i padri potranno portare e incontrare i propri figli, per avere un posto sicuro e familiare dove passare del tempo insieme. Nel progetto è poi previsto anche uno spazio dedicato al coworking, di postazioni dove poter lavorare e creare progetti e redditi”. La Daddy’s House non vuole quindi essere un luogo chiuso, una sorta di ghetto, dove padri e figli si isolano, ma un luogo di confronto e di crescita, aperta al quartiere e alla città. Per questo la casa ospiterà anche degli spogliatoi per il campo da calcio e una sala polivalente aperta agli anziani e a chi ne abbia necessità. “Vogliamo generare un flusso di persone che si aiutano, ma la casa deve comunque autosostenersi e autogestirsi, questo sarà il vero problema, non la sua realizzazione”, continua Rosso. Il progetto rimane comunque ambizioso. La casa di 250 metri quadrati è completamente da ristrutturare; impianti, tetto, solette e alloggi devono essere costruiti da zero e per questo l’associazione si appoggia a professionisti che per solidarietà stanno prestando la loro opera. Servono comunque molti fondi per realizzare la Daddy’s House: si stimano circa 300 mila euro che i “Papà Separati” stanno cercando ovunque. Fondazioni, ma anche donazioni sul conto corrente intestato all’associazione (IBAN: IT 90X06085103 000000034836), oppure donando il 5×10000 alla onlus. La casa, che vuole essere una rete di sostegno per i padri che dopo una separazione devono lasciare l’abitazione alle moglie e spesso non hanno soluzioni alternative, è solo la punta dell’iceberg delle iniziative dell’associazione. I Papà Separati, oltre a offrire consulenze legali grazie alla collaborazione dell’avvocato Cristina Ceci, hanno anche un numero amico, attivo 24 ore su 24, destinato a tutti i genitori che hanno bisogno di consigli, di sfogarsi e di un sostegno psicologico (il numero è 388/9544.400). “All’anno riceviamo circa 300 chiamate di genitori, specialmente padri che cercano aiuto”, commenta un altro dei papà separati Davide Mussso fra i fondatori dell’associazione. Nata nel 2010 oggi vanta una ventina di iscritti ufficiali, ma soprattutto una rete sul territorio di padri che non si sentono più soli. Obiettivo principale è combattere per la bigenitorialità, per evitare che nelle separazioni i giudici si limitino a compilare moduli preimpostati a vantaggio delle madri: “Esiste una legge, la 54 del 2006 che sancisce l’affido condiviso dei figli – spiega Rosso -. Il figlio è di entrambi i genitori e sia le madri che i padri, anche separati, devono avere eguali diritti e doveri”. Una battaglia che non esclude quindi le madri, ma che vuole sottolineare il fatto che padre anche se separato rimane un genitore di serie A, capace di prendersi cura del figlio. Come fa il maschio del pinguino, simbolo dei Papà Separati e che accudisce il proprio cucciolo come una mamma. L’associazione da qualche mese ha una nuova sede ed è ospite dei locali della Fondazione Goria in via Carducci 43.
Una casa aperta per i papà separati
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