Al Diavolo Rosso una commemorazione per Christian Guercio
Un uomo molto conosciuto e amato per la sua passione per la musica e per la sua attività di elettricista, come testimoniano le decine di messaggi lasciati sui social.
Tra i numerosi interventi anche quello di Asti Pride.
“La morte di Christian Guercio di 38 anni, che si è tolto la vita all’interno del carcere di Asti, non è un fatto isolato né una tragica fatalità. È l’ennesimo segnale di un sistema penitenziario al collasso, che continua a produrre sofferenza, esclusione e morte nell’indifferenza delle istituzioni – scrivono -. Le carceri italiane versano da anni in condizioni strutturalmente critiche: sovraffollamento cronico, carenza di personale, insufficienza dei servizi sanitari e psicologici, assenza di reali percorsi di reinserimento. In questo contesto, il suicidio diventa troppo spesso l’esito estremo di una detenzione che, come in questo caso, smette di essere uno strumento coerente con i dettami della Costituzione e della legislazione penale e si trasforma in “arido” abbandono”.
E ancora: “Le persone che, in via definitiva o provvisoria, sono detenute, non cessano di essere cittadine e cittadini. Restano titolari dei diritti sanciti dalla Costituzione italiana, a partire dall’articolo 27, che impone che la pena non sia contraria al senso di umanità e sia orientata alla rieducazione. Ogni morte in carcere rappresenta una sconfitta dello Stato di diritto e una violazione di questi principi fondamentali. La qualità di una democrazia si misura anche — e soprattutto — da come tratta le persone più marginalizzate e private della libertà. Se la qualità della democrazia italiana fosse valutata sulla base dello stato del suo sistema carcerario, ci troveremmo di fronte a un quadro allarmante, più vicino a quello di uno Stato a regime autoritario che a una democrazia costituzionale matura”.
Per Asti Pride è quindi necessario un cambio di paradigma urgente: “investimenti seri nel sistema penitenziario, misure alternative alla detenzione, tutela effettiva della salute mentale, trasparenza, responsabilità politica. Continuare a ignorare ciò che accade dietro le mura delle carceri significa accettare che la sospensione dei diritti diventi normalità”.
“La morte avvenuta nel carcere di Asti interpella tutte e tutti: istituzioni, politica e società civile. Non può essere archiviata come un episodio isolato. È il sintomo di una crisi profonda che riguarda direttamente la qualità della nostra democrazia”, concludono.