Domani alle 18, all’Auditorium del Palazzo del Collegio (via Goltieri 3) incontro con il giornalista e scrittore Piero Ostellino per la presentazione del suo ultimo libro Lo stato canaglia – Come la cattiva politica continua a soffocare l’Italia (Rizzoli, 2009).
Il libro è una denuncia appassionata e documentata dei mali che affliggono il nostro Paese. Un esempio tra i tanti: «Negli ultimi anni le contravvenzioni sono cresciute di oltre il 50 per cento, per un incasso totale (dati del 2007) di un miliardo e mezzo di euro. A Bologna, Torino, Roma (…) gli incassi sono superiori all’addizionale Irpef e in 23 piccoli Comuni al valore complessivo delle imposte (…) Ogni anno gli enti locali (Comuni, Province, regioni) preparano il bilancio di previsione per l’anno successivo sulla base dei dati di quello precedente, comprese le entrate per le contravvenzioni. Sostiene Giovanni Cofrancesco, docente di diritto pubblico all’Università di Genova: ‘È una scommessa su fatti illeciti che se fosse fatta da una società privata configurerebbe il reato di false comunicazioni sociali’».
Lo Stato canaglia è ricco di questi scandalosi esempi che rendono appassionante la lettura, ma è soprattutto la denuncia di un liberale contro l’ideologia e la pratica della cultura assistenziale che pervade la sinistra come la destra e rappresenta un freno per la crescita del nostro Paese. Piero Ostellino, classe 1935, intellettuale formatosi alla scuola torinese di Alessandro Passerin d’Entrèves e Norberto Bobbio, ha il gusto della presa diretta, dell’analisi dei fatti d’attualità come della polemica politico-culturale: fondatore nel 1963 del centro Einaudi, dal 1973 al 1978 corrispondente da Mosca e poi da Pechino (’79-’80) per il “Corriere della sera”, giornale che ha diretto dall’84 all’87, direttore dell’Ispi dal ’90 al ’95, ci ha abituati a questo anticonformismo. Titolare della rubrica “Il dubbio” e editorialista del quotidiano di via Solferino, è autore tra l’altro di Vivere in Russia, Vivere in Cina, Cose viste e pensate, Intervista a Roy Medvedev sul dissenso in Urss e della conversazione con Letizia Moratti La nostra scuola.
Uno dei fili conduttori del libro di Ostellino è lo spreco del danaro pubblico, utilizzato non per proteggere i più deboli ma per mantenere il potere dell’élite che quelle risorse governa. Chiosa Ostellino: «Hanno fatto di più per i nostri figli le linee aeree low cost – consentendo loro di viaggiare e conoscere il mondo prima e meglio di noi e dei loro nonni – che la scuola pubblica, non di rado un veicolo di pregiudizi ideologici, come è quella italiana». Tra gli altri temi affrontati, il fiume di danaro al Sud che non ha prodotto sviluppo, le contrattattazioni di lavoro nazionali (per Ostellino da sostituire con contratti a livello locale che tengano conto delle diverse realtà sociali ed economiche), l’eccessivo livello di tassazione.
L’incontro, organizzato dall’Associazione Europa 2000 e dalla Biblioteca Astense nell’ambito degli Aperitivi del Libro, sarà introdotto da Ottavio Coffano, mentre spetterà a Luigi Florio presentare lo scrittore.
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