Taccuini aperti e registratori accesi per non perdere dettagli o impressioni a cui ispirarsi per scrivere le storie più originali. Attenti e curiosi gli oltre sessanta astigiani (numerosi i giovani) che, ieri mattina, hanno partecipato alla visita guidata a Palazzo Alfieri riservata, in particolare, a coloro che intendono aderire al concorso letterario per racconti brevi proposto dalla rassegna “I mesi del giallo”. ”Una storia dietro al portone di Palazzo Alfieri”: tema su cui provare la fantasia in questa terza edizione, promossa da Associazione culturale Comunica, Comune di Asti (Assessorato ai Lavori Pubblici e Patrimonio), Israt con la Stampa e la collaborazione della Fondazione Centro Studi Alfieriani. In un palazzo in cui proseguono la ristrutturazione e il restauro, e a cui seguiranno accurati allestimenti, una piccola soddisfazione per cominciare: “Siete i primi visitatori che camminano su questi pavimenti in cotto da poco posati” dice l’architetto Roberto Nivolo, direttore dei lavori, facendo tappa nel salone d’ingresso e nell’anticamera; e qualcuno ricorda, per averci camminato su prima della lunga chiusura, i malandati parquet di legno consumati da un calpestio durato secoli. La storia del palazzo e dei suoi abitanti la tracciano Nivolo e l’architetto Sonia Bigando, che in quella che fu la camera da letto di Vittorio Alfieri svela il particolare di un curioso testamento, destinato a segnare per sempre le sorti dell’edificio, costruito nel Settecento. Potrebbero ispirare gli scrittori anche la grande sala del podio, soprattutto la torre incastonata nel palazzo, ancora più suggestiva perché non visibile dall’esterno, ma trasformata in spazi perfettamente abitabili, o le cantine sotterranee, con l’antico forno ancora oggi in bella vista ma mai dotate di un pozzo per attingere l’acqua. E, fuori, il giardino con l’ultracentenario platano che svetta con tutta l’imponenza dei suoi anni. Era in questi ambienti, ricorda Carla Forno, direttore della Fondazione Centro Studi Alfieriani, che, tra sogni e ombre, si muoveva un inquieto bambino di nome Vittorio Alfieri: triste e solitario, in conflitto perenne con la madre, già ribelle e per questo sottoposto a mortificanti punizioni. Ci fu anche un tentato suicidio a offuscare gli anni dell’infanzia, i soli trascorsi a Palazzo Alfieri, mentre fuori da lì vivevano pezzi di città (il teatrino nei pressi di Palazzo Ottolenghi, il convento di Sant’Anastasio in cui si ritirò Giulia, la sorella di Vittorio, la chiesa del Carmine o l’Arciconfraternita di San Michele) ormai da tempo scomparsi dalle mappe della città, ma a cui il futuro poeta legò i propri affetti di bambino. “Di tutto quello che vi racconteremo o che vedrete – la sottolineatura di Laura Nosenzo, presidente di Comunica – potrete anche non tener conto, perché le vostre storie potrete ambientarle, in piena libertà, in qualsiasi epoca e senza necessariamente metterci di mezzo Vittorio Alfieri. La cosa importante è ricordarsi di presentare i lavori entro il 31 luglio”. Il bando del concorso, insieme alla scheda dettagliata sulla storia di Palazzo Alfieri, è scaricabile dai siti www.comunica-asti.it, www.israt.it, www.comune.asti.it Significativa la presenza alla visita degli ultimi due assessori ai Lavori Pubblici, Maria Bagnadentro e Angela Quaglia, che sostengono con convinzione il concorso letterario, proponendo ogni anno un luogo pubblico come contesto principale delle storie. E nelle due ore in cui dura il sopralluogo, dietro alle quinte si muovono l’architetto Cristina Cirio e Alberto Bianchino, cui il Comune ha affidato la delega sui lavori di Palazzo Alfieri, per controllare ambienti e verificare dettagli: c’è fretta di riaprire l’edificio, restituirlo alla città. Ma prima arriveranno le storie degli scrittori astigiani: le più belle da premiare il 29 settembre, in apertura della settima edizione dei “Mesi del giallo”.
Storie dietro al portone per riabitare palazzo Alfieri
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