Tre domande a… Paride Candelaresi
Negli ultimi anni Asti ha moltiplicato festival, rassegne e grandi eventi, costruendo un calendario culturale sempre più ricco. Dalla lirica ai concerti internazionali, dal Medioevo al teatro, l’assessore alla Cultura Paride Candelaresi racconta la strategia che guida questa crescita e gli obiettivi per il futuro.
Asti investe massicciamente sulla cultura. Qual è il senso politico e sociale di questa scelta?
“Parto da una premessa: non tutto può essere perfetto in un territorio, ed è ovvio che una buona amministrazione debba occuparsi quotidianamente di servizi, manutenzioni e bilanci. Ma una comunità non vive di sola amministrazione ordinaria. Le persone hanno bisogno di incontrarsi, condividere emozioni e scoprire il nuovo. Abbiamo investito nel palinsesto culturale perché una città in cui si può partecipare a un concerto o a uno spettacolo, è una città in cui si vive meglio. Oggi i festival non sono solo appuntamenti in calendario ma strumenti per misurare il benessere sociale e intercettare nuovi pubblici. Asti ha una vocazione naturale e la cultura è la nostra principale direttrice di sviluppo economico e turistico”.
Passepartout è un fiore all’occhiello per la divulgazione. Come si mantiene l’alto livello coinvolgendo i più giovani?
“Passepartout porta da anni il mondo delle idee nel cortile della Biblioteca Astense, grazie al grande lavoro del direttore scientifico Alberto Sinigaglia. Tuttavia, come ‘millennial’, sento il bisogno di allargare lo sguardo. Accanto agli intellettuali classici, mi piacerebbe affiancare nuove forme di divulgazione provenienti dal web, da youtube e dai podcast. Non vogliamo sostituire la tradizione ma mantenerla viva affiancando linguaggi diversi. È una sfida di curiosità culturale, prima ancora che economica”.
L’opera lirica è spesso vista come un’arte “distante”. Come state scardinando questo pregiudizio con Asti Lirica?
“La sfida oggi non è convincere i giovani a venire a teatro, ma spiegare quale esperienza unica offra l’opera che nessun altro media può dare. L’opera non compete con Taylor Swift, Netflix o TikTok. Compete con la difficoltà crescente delle persone a dedicare tre ore consecutive a un’unica esperienza. È un’esperienza di ‘tempo dilatato’ e concentrazione. Per questo dico che l’opera non va semplificata, va spiegata. Lavoriamo con le scuole, apriamo le prove generali e offriamo biglietti a prezzi simbolici affinché smetta di essere percepita come elitaria”.
Il Festival del Medioevo Astese invece scava nelle radici della città. Cosa dobbiamo aspettarci?
“Asti nel Medioevo ha vissuto una stagione straordinaria che ha lasciato tracce indelebili: siamo un museo a cielo aperto. Con il festival vogliamo raccontare che non esiste un solo Medioevo, ma mille anni di storie complesse. Lo facciamo attraverso il cinema, la musica e il confronto con eccellenze come Giuseppe Sergi, Franco Cardini e Maria Giuseppina Muzzarelli. Vogliamo parlare a tutti, non solo agli specialisti”.
L’intervista completa sul numero della Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 19 giugno 2026
Cristiana Luongo