Conviviale “particolare” lo scorso giovedì, tra mito, storia d’Italia e passione, per il Panathlon astigiano. Ospite d’onore la mitica Lambretta, esposta con una decina di esemplari, spiegata e raccontata dai vertici del Lambretta Club Piemonte e Valle d’Aosta, con le parole del Presidente Roberto Ferrero. Un racconto strettamente legato alla storia del post bellica del nostro paese. Nel 1922 Ferdinando Innocenti di Pescia diede vita ad una fabbrica di tubi d’acciaio a Roma. Nel 1931 spostò tutti i propri affari a Milano, costituendo proprio nel quartiere Lambrate la più grande fabbrica di tubazioni d’acciaio senza giunti. Durante la seconda guerra mondiale, la fabbrica fu bombardata e completamente distrutta. Innocenti, nell’attesa di riacquisire da parte degli Alleati gli stabilimenti di Milano, diede vita nella Capitale allo studio del prodotto che avrebbe costituito la riconversione post-bellica della fabbrica: infatti, prendendo ispirazione proprio dai motorscooter militari americani giunti in Italia durante la guerra, e comprendendo le nuove necessità di motorizzazione utili alla popolazione nell’immediato dopoguerra, decise di dedicarsi alla produzione del rivoluzionario scooter. Affida il design del nuovo veicolo ad una straordinaria accoppiata di ingegneri aeronautici: Pier Luigi Torre, che si occupa della meccanica, (lo stesso che aveva creato i motori dell’idrovolante Savoia-Marchetti S.55A della trasvolata atlantica di Italo Balbo) e ricostruisce gli stabilimenti milanesi, e Cesare Pallavicino che era stato il direttore tecnico prima della Breda fino al 1935 e poi della Caproni, che si occupò del telaio e del design. Nel 1947 lo scooter, battezzato Lambretta da Daniele Oppi, è pronto e viene lanciato sul mercato. L’enorme successo non solo nazionale fece sì che la Lambretta, nei quasi 25 anni di produzione, venisse costruita su licenza anche in Argentina, Brasile, Cile, India e Spagna. La Innocenti produsse, sulla base della meccanica dello scooter, anche una serie di motocarri che, inizialmente denominati anch’essi Lambretta, ebbero poi il nome di Lambro. Innocenti fu decisamente un industriale illuminato: durante i fine settimana infatti permetteva che gli operai, che mai avrebbero potuto permettersi un lusso del genere, utilizzassero le Lambrette per portare fuori porta le famiglie e, nel contempo, attuare la migliore forma di marketing per il prodotto. Con il boom economico esploso in Europa occidentale verso la fine degli anni sessanta la richiesta degli scooters ebbe un calo, mentre l’automobile era ormai alla portata di tutti; la Innocenti dovette quindi lottare per sopravvivere finanziariamente. La “British Motor Corporation” (BMC) approfittò delle sue difficoltà finanziarie e nel 1959 con la sua esperienza di produzione propose un contratto alla Innocenti per produrre di una berlina dell’Austin di 900 cm³, la A40 su licenza della “BMC” con i componenti forniti dalla BMC, la Innocenti Mini. Successivamente vennero prodotte anche altre automobili, ma anche con queste altre azioni di mercato, l’azienda chiuse la produzione nel 1971. Il governo indiano comprò la catena di montaggio della Lambretta nel 1972, essenzialmente per le stesse ragioni per cui Ferdinando Innocenti l’aveva costruita dopo la guerra: l’India all’epoca era un paese con poche infrastrutture e non era ancora pronta economicamente per produrre piccole automobili dedicate al trasporto privato. La SIL (Scooters of India Limited), con sede a Lucknow nell’Uttar Pradesh, fu l’impresa di proprietà statale che cominciò la produzione un paio d’anni dopo l’acquisto, continuando la costruzione della Lambretta originale sino al 1997. Una storia di altri tempi, dei nostri tempi.
La Lambretta al Panathlon, tra storia e passione
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