“Vivo e lavoro a Genova, e quando mi è possibile vengo a passare alcuni weekend del periodo estivo presso una casa di proprietà della famiglia di mia moglie, che si trova in un piccolo paese della provincia di Asti. Fino a non molto tempo fa il “problema spazzatura” non si poneva: al termine del nostro soggiorno (solitamente da venerdì sera a domenica pomeriggio) depositavamo il nostro piccolo sacchetto di rifiuti nel cassonetto più vicino a casa, e poi partivamo per il nostro viaggio di ritorno verso Genova. Un giorno abbiamo scoperto con una certa sorpresa che tutti i cassonetti del paese erano spariti. A fatica abbiamo trovato un singolo bidone posto nel mezzo del nulla, ma da quel momento le cose sono divenute sempre più complesse. Tutto ciò a causa della “nuova gestione” della raccolta dei rifiuti urbani. In pratica, ci sembra di aver capito che la provincia abbia deciso di eliminare i cassonetti per motivi “igienici” ed “estetici”, fornendo un servizio di raccolta porta a porta differenziato ogni giorno per tipologia di rifiuto. In pratica, al posto di incontrare un cassonetto pieno di rifiuti ogni qualche centinaio di metri, ora si trovano singoli sacchetti colorati disseminati davanti a ogni casa, sul bordo di tutte le strade. Un notevole miglioramento dal punto di vista sia igienico sia estetico. Vorrei sapere chi ha avuto la brillante idea, e (soprattutto) quale sia stato il suo tornaconto economico (si sa che in politica nulla si fa gratis). Inoltre, coloro che (come noi) soggiornano sporadicamente in tale Comune non possono lasciare il sacchetto fuori casa prima del tempo stabilito, né possono depositarlo quando se ne vanno. Che fare allora? Da quel momento in poi, il deposito del nostro misero sacchetto è divenuto sempre più difficoltoso. Una volta ho provato a lasciarlo in un bidone appoggiato al bordo esterno di uno slargo, ma dopo pochi secondi sono stato aggredito da un anziano quanto inviperito signore, che con gli occhi fuori dalle orbite e gridando in modo sconnesso mi ha quasi messo le mani addosso, minacciandomi dal punto di vista fisico. E’ venuto fuori che (parole della moglie, intervenuta a placare il marito) il suddetto signore passa molto tempo alla finestra a scrutare i criminali che osano utilizzare il cassonetto condominiale senza averne diritto, per evitare che portino a compimento il loro nefando delitto. Il condominio ha ottenuto a fatica il suo bidone, ed è intenzionato ad ogni costo a difenderne l’esclusiva. Un’altra volta abbiamo cercato di far entrare il sacchetto in un cestino per la carta straccia fissato a un palo della luce, riuscendo infine a comprimerlo in modo da farlo entrare nella stretta fessura (concepita proprio per evitare questa eventualità). Una terza volta avevamo una quantità di spazzatura maggiore del solito (due sacchi al posto di uno): era la prima volta che tornavamo dopo il periodo invernale, ed era stato necessario svuotare il congelatore. Dopo lunghi e infruttuosi giri, non potendone più della puzza emessa dai due sacchetti, ci siamo inoltrati in uno sterrato e abbiamo buttato la spazzatura in un fosso. Non avevo mai compiuto un gesto del genere, e non avevo mai pensato che una pubblica amministrazione mi avrebbe portato a questo. Una nota: quel fosso era pieno di sacchi di spazzatura. Ecco il risultato finale delle vostre politiche locali. Ne siete contenti? Ma non è finita qui. Una quarta volta abbiamo provato a lasciare il solito nostro sacchetto in un contenitore avvistato a diversi km dal paese, ormai vicino al casello autostradale. Non appena ho parcheggiato a qualche metro, da un bar vicino è uscito un signore con aria minacciosa che mi ha guardato, rientrando subito. Immediatamente dopo è uscita una signora che ha iniziato a inveire contro di me (notare che non avevo ancora buttato nulla, né avevo in mano il sacchetto) sostenendo che quel cassonetto è monitorato giorno e notte da una telecamera, così da rilevare i numeri di targa di coloro che abusivamente gettano rifiuti e successivamente denunciarli alla polizia. A questo porta (con sommo gaudio e sarcastiche risate da parte degli amministratori, presumo) la grottesca politica provinciale di gestione della monnezza: poveri che si accapigliano tra poveri – magari pronti a menar le mani – per un bidone, spiato a vista d’occhio o monitorato da telecamere, in attesa di aggredire qualcuno che vorrebbe solo gettare i suoi pochi etti di spazzatura che produce una o due volte al mese. Aggiungo che mia suocera, che due mesi l’anno soggiorna in questo Comune, si è trovata in grosse difficoltà nello smaltire alcuni rifiuti che non poteva lasciare in casa più giorni, in attesa del turno giusto. A seguito di sue ripetute proteste, si è sentita dire un giorno da un funzionario del Comune di… portare questi rifiuti in un vicino paese (8 km). Ora, considerando che noi abbiamo finora pagato la tassa sui rifiuti – seconda casa – a codesto Comune (più di 500 Euro) per un servizio del genere, intendiamo da ora in poi a) non pagare più questa tassa e fare ricorso contro chi gestisce questa situazione, che di fatto è la causa prima di innumerevoli proteste (abbiamo scoperto che molte altre persone lamentano lo stesso problema) b) buttare la nostra spazzatura nei campi, nei fossi, ai bordi delle strade, finché non ci sarà possibile tornare a utilizzare un normale cassonetto comunale c) se qualche dipendente del Comune ci dovesse impedire o multare per questo comportamento incivile, provvederemo a depositare il sacchetto di fronte al municipio, naturalmente di notte, incappucciati e senza lasciare impronte digitali Con questa mia lettera, provocatoria ma amara, vorrei solo far capire come le decisioni cervellotiche, assurde e inique producano solo ciò di cui si nutrono i politici che le impongono: ingiustizia e sporcizia morale”. Lettera firmata
La denuncia di un lettore: “Divide et impera, anche sulla spazzatura”
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