Arriverà all’Alfieri di Asti giovedì 14 novembre alle 21 l’attore romano Pierfrancesco Favino con “Servo per due”. Libero adattamento dell’originale goldoniano (“Il servitore di due padroni”) attraverso la traduzione del commediografo inglese Richard Bean (“One Man, Two Guvnors”), la versione italiana curata da Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder propone una riflessione diversa su un classico del teatro. Con Perfrancesco Favino abbiamo ripercorso la genesi di questo progetto. “E’ nato tutto lo scorso anno, quando un gruppo di circa 40 attori capitanati da Paolo Sassanelli e Luciano Scarpa si è riunito attorno al folle progetto di fare al Teatro Spazio Uno di Roma una mini rassegna di 29 spettacoli in due mesi, al ritmo di due spettacoli a sera. L’idea era quella di trasformare quel gruppo di persone in una compagnia di repertorio. Si trattava di attori diversi, ognuno con un proprio percorso alle spalle, da anni impegnati nel teatro o nel cinema, e di quel gruppo facevo parte anche io. Quando Marco Balsamo mi ha proposto di fare uno spettacolo io ho risposto che l’avrei fatto con questa compagnia, il gruppo Danny Rose. All’epoca ipotizzare questo spettacolo fu un atto di coraggio, da parte nostra e di Marco Balsamo. Poi un giorno mi trovavo a Londra per lavoro e ho visto questa commedia di Richard Bean: ho pensato fosse il testo adatto per iniziare questa avventura. Tutti insieme abbiamo seguito quattro seminari: sulla maschera, acrobatica e clownerie, canto, coreografia. Abbiamo diviso il gruppo in due cast che si alternano durante la tournée, tutti percepiamo la stessa paga. Insomma, in un momento di crisi generale abbiamo ricercato la possibilità di diventare imprenditori di noi stessi, rispondere con l’impegno lavorativo alla crisi, anche se devo riconoscere l’importante contributo di Bnl nella mini rassegna del Teatro Spazio Uno. Finalmente ha visto la luce questo progetto. Abbiamo adattato il testo alla realtà italiana d’accordo con l’autore e abbiamo iniziato le prove”. Attori che cadono dalle scale, sbattono porte, fanno battute interagendo con il pubblico. La compagnia allargata Danny Rose intende fare un teatro che “avvicini il pubblico al suo spirito più autentico, la vita”. Ci state riuscendo? “Volevamo uno spettacolo vitale, che portasse anche allegria nelle sale, non per niente abbiamo adattato la sceneggiatura spostando la vicenda negli anni Trenta. E’ una proposta che che ha il sapore di quegli anni, di avanspettacolo e varietà. Ci piace osare ciò che si osa in Europa: adattare i classici spostandoli nel tempo, con una libertà creativa che non ci permettiamo mai in Italia. Non pretendiamo di di rivoluzionare il teatro ma di aprire una strada non irriguardosa. In Italia siamo ancora troppo ancorati al passato, anche architettonicamente. Poche sale in Italia sono adatte, regna ancora il meraviglioso ma un po’ superato spazio dei teatri classici. In Europa e nel mondo la fruizione spaziale delle spettacolo è differente. Da noi una strana forma di rispetto per la tradizione ci porta in realtà a non onorarla né viverla con elasticità. Ma sono i tempi stessi che stanno ridimensionando tutto”. Qualche rapporto con Asti e il Piemonte esiste: per esempio ha recitato per Lucio Pellegrini… “Con Lucio siamo amici, ci siamo conosciuti a Torino nel 1996. Intendo che siamo amici nella vita, non solo nella professione. E con il Piemonte ho un rapporto particolare. Mio padre, che aveva studiato a Torino da ragazzo, mi portava spesso in Piemonte quando era lì per lavoro. Mi sento molto a mio agio in questa regione. E poi amo la vostra cucina, il cibo, il tartufo. Secondo lei è solo un caso che per la data astigiana sia stato scelto proprio questo periodo?”. Info e prenotazioni: 0141.399057-399040. Il testo integrale dell’intervista sulla Gazzetta d’Asti in edicola da venerdì 8 novembre. Marianna Natale
All’Alfieri stasera Pierfrancesco Favino con “Servo per due”
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