Tolleranza zero contro chi, d’ora in poi, disperderà i rifiuti nell’ambiente: lo ha annunciato questa mattina, durante la conferenza stampa conclusiva di Verdeterra, l’assessore Alberto Pasta, dando atto del prezioso lavoro svolto dagli attivisti del Canoa Club. Nell’ambito della rassegna, gli ambientalisti hanno tenuto sotto controllo giornalmente, da aprile a ottobre, cinque discariche abusive situate lungo il Tanaro (sotto il ponte della tangenziale, a poca distanza dal Villaggio San Fedele, ecc.). Altri due depositi di rifiuti sono stati monitorati, per circa un mese, lungo il Borbore a Revignano e in un sito tra Valenzani e Migliandolo, nel comune di Portacomaro. L’azione di vigilanza, documentata a distanza con l’obiettivo fotografico, ha portato a registrare una settantina di sversamenti: in 52 casi è stato possibile rilevare la targa del mezzo da cui sono stati scaricati i rifiuti. Una minoranza, rispetto al totale dei conferitori abusivi, i cosiddetti “scaricatori professionali” che si sono disfatti soprattutto di scarti derivanti dall’attività edilizia: accanto a cumuli di garavella, vetri e materiali idraulici. Significativa anche la presenza di pneumatici. Un carico di roba che si distingue per quantità e volume. Poi ci sono gli “scaricatori occasionali”, che non di rado sul terreno hanno lasciato materiali destinati alla raccolta differenziata (come la plastica e la carta) o al riuso (vecchi mobili): a volte senza neanche scendere dall’auto, ma con il lancio del sacchetto dal finestrino. Curioso, poi, il fatto che se ci sono soggetti che si disfano dei materiali, ce ne sono altri che rovistano nei cumuli recuperando quanto possibile. E c’è anche chi non si è neanche preoccupato di cancellare le tracce: “Dentro ai sacchetti dell’immondizia – il racconto dei volontari – non si rado abbiamo trovato fatture, bolle di accompagnamento, quaderni di scuola. Persino una lettera d’amore. La nostra impressione, dopo sei mesi di monitoraggio, è che gli scaricatori abusivi non siano tantissimi (nove i recidivi), ma che agiscano nell’assoluta convinzione di non essere mai scoperti”. Difficile, in effetti, presidiare un territorio comunque vasto. Il monitoraggio (il Gruppo Somet ha coperto l’acquisto di quattro macchine fotografiche) ha evidenziato che le discariche insistono sempre negli stessi luoghi, che dopo essere stati ripuliti vengono nuovamente sporcati. E allora che fare? La proposta del Canoa Club, che insiste non tanto sull’aspetto repressivo ma su quello preventivo, è di proseguire il monitoraggio coinvolgendo il mondo dell’associazionismo, gli eco volontari e le guardie ecologiche, oltre ai singoli cittadini. “Bisogna che chi scarica abusivamente abbia la sensazione che questa non è più un’attività invisibile”, il messaggio che si vuole lanciare e che l’assessore Pasta, affiancato dal presidente della Commissione Ambiente Enrico Panirossi, raccoglie insieme al sollecito a far conoscere meglio le strutture (come l’ecocentro dell’Asp) che ritirano i vari materiali. “Ma non dobbiamo dimenticare – commenta Pasta – che chi si disfa dei rifiuti crea un danno all’ambiente e causa pesanti oneri alla collettività, su cui ricadono i costi per rimuovere le discariche e ripulire i siti. Dunque, sulla base delle fotografie a disposizione, ho chiesto alla Polizia Municipale di procedere all’identificazione dei responsabili per sanzionarli. In presenza di reati ambientali perseguibili anche penalmente, la documentazione sarà trasmessa alla magistratura: il Comune si costituirà parte civile se si dovesse giungere al processo”. La necessità di informare di più e meglio i cittadini sulla raccolta differenziata resta uno degli argomenti su cui insiste l’Associazione culturale Comunica, ideatrice di Verdeterra. Ci sarà tempo per farlo, potendo anche contare sulla preziosa collaborazione degli studenti del Liceo Artistico “Benedetto Alfieri” che proprio attraverso il progetto “Lunga vita al rifiuto”, ideato nell’ambito della rassegna, nel 2014 saranno impegnati a ideare slogan e immagini per sensibilizzare i cittadini sui temi della separazione e riuso dei materiali.
Discariche abusive: 52 casi portano la firma di chi ha scaricato illegalmente
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