Il sistema delle doc e docg del Piemonte deve essere profondamente revisionato, correggendo situazioni anacronistiche e incompatibili e soprattutto mettendo gli operatori del settore in condizione di utilizzare al meglio le comunicazioni commerciali. Questa è un’opinione diffusa, di cui si è fatto carico il Comitato di esperti che quest’anno ha realizzato un programma di celebrazioni e un libro sul 50° anniversario della prima legge italiana sulle denominazioni d’origine. Presentata ufficialmente a Milano, ad Anteprima Vendemmia 2013 nei giorni scorsi, la proposta del Comitato (coordinatore è Andrea Desana) prefigura dettagliatamente un nuovo sistema, articolato su 4 tipi di denominazione: 1)    le “premium” cioè quelle prevalentemente indirizzate all’esportazione (Asti, Barbaresco, Barolo, Gavi, Moscato d’Asti) tendenzialmente in crescita verso i 130 milioni annui di bottiglie; la proposta prevede che ai 5 vini se ne aggiunga un sesto (Barbera d’Asti, nella denominazione “Nizza”); 2)    una fascia di 9 altre doc, prevalentemente limitate alla diffusione nazionale (circa 165 milioni annui di bottiglie tendenzialmente in riduzione verso 150 milioni); 3)    le “terroir” cioè quelle destinate ad un’area interregionale (35 doc attuali per complessivi 5 milioni annui di bottiglie) che il Comitato propone di ricondurre all’unica doc Piemonte; 4)    infine un limitato numero di 7 doc “speciali” (per un milione di bottiglie) considerate da collezione. In sostanza dai 58 decreti istitutivi delle doc attuali scaturiscono ben 66 diverse denominazioni in etichette (per giunta con tante altre sottodenominazioni e specificazioni), quindi una massa esagerata di denominazioni, che il consumatore italiano e il mercato mondiale non potrà mai memorizzare nel suo complesso. Il Comitato propone quindi una drastica riduzione a sole 23 denominazioni: gli spumanti Asti e Alta Langa; i bianchi Gavi e Arneis; i rossi Barbaresco, Barbera d’Asti, Alba, Barolo, Carema, Gattinara, Ghemme, Ruchè di Castagnole Monferrato, inoltre le tre Piemonte, Langhe, Monferrato che possono essere sia bianchi che rossi; infine gli aromatici Brachetto d’Acqui, Caluso Passito, Loazzolo, Moscato d’Asti, Strevi. E’ un progetto articolato e complesso, pubblicato integralmente in questi giorni sulla rivista Barolo & Co. (www.baroloeco.it), su cui inizia ora la discussione. Si registra fin d’ora il sostanziale consenso di qualificati ambienti rappresentativi della produzione vinicola piemontese.
In Piemonte 66 tra doc e docg sono troppe?
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