Eccezionale tecnica, modernità senza pari nella rilettura dei classici, chiarezza, precisione e sensibilità inconfondibile. Chi non si è sentito travolgere dalla perfezione delle Variazioni Goldberg nell’interpretazione di Glenn Gould? Bach le compose “con l’unico scopo di rendere sopportabile l’insonnia di un uomo che ha sofferto d’insonnia per tutta la vita”, eppure è proprio l’esecuzione impeccabile di Gould a togliere la vita al soccombente-Wertheimer: questo scrive uno dei maestri della letteratura del Novecento, l’austriaco Thomas Bernhard, ne “Il soccombente”. L’adattamento di Ruggero Cappuccio, per la regia di Nadia Baldi porterà il capolavoro di Bernhard ad Asti martedì 21 gennaio alle 21 al Teatro Alfieri. Sul palco, con Marina Sorrenti, il monumentale Roberto Herlitzka. Ammirato di recente ne La Grande Bellezza di Sorrentino, film che è stato appena insignito dei Golden Globe e candidato all’Oscar, l’attore ha ricevuto nel 2013 il Nastro d’argento alla carriera e il David di Donatello come migliore attore protagonista. L’opera di Bernhard, scritta ormai trent’anni fa, arriva solo adesso nei teatri italiani: come se lo spiega? “Quando si è saputo che avrei interpretato “Il soccombente”, diversi attori mi hanno detto che anche loro avevano provato a metterlo in scena ma non erano riusciti a portare a termine il lavoro per problemi relativi ai diritti. Probabilmente le loro riduzioni non erano fedeli come quella fatta da Cappuccio che ha mantenuto intatto il testo, limitandosi a concentrare la messa in scena sui fatti essenziali senza snaturare l’opera”. Bernhard affronta diversi temi universali: la grazia, l’invidia, la forza, la debolezza, il talento, la volontà. Oggi chi sono i soccombenti? “Potrei rispondere che oggi chi soccombe è chi non arriva a fine mese e si suicida perché non può mantenere una famiglia. Ma non è il caso di Wertheimer, che invece proviene da una famiglia ricchissima e non ha certo bisogno di lavorare. Ciò che conduce al suicidio Wertheimer è la sua stessa grandezza intellettuale, la sua statura artistica, la sua sensibilità di musicista di grande talento che pure non può non essere schiacciato dal genio assoluto di Gould e dalla consapevolezza che non sarebbe mai riuscito a eguagliarlo e per questo, essendo una creatura fragile ai limiti dell’alienazione, si impicca”. Che rapporto ha Roberto Herlitzka con il testo di Bernhard e con l’opera di Gould? “Conoscevo il libro da molti anni e quando mi hanno proposto di portarlo in scena ho accettato molto volentieri. Impersono il protagonista e raramente, solo in qualche frase, do la voce a Glenn Gould, solo modulando il parlato. E’ un monologo basato molto sulla musicalità che ha lo stile di Bernhard, è stato notato sin da subito che questo testo può riecheggiare nel suo andamento le Variazioni di Bach, con la ripetizione di temi in uno stile apparentemente privo di sentimento ma in realtà straordinariamente penetrante. Ho sempre ascoltato la musica di Gould, avevo visto anche una serie di riprese cinematografiche dei sui studi in mezzo a un bosco. Una figura del tutto fuori dal normale, la sua”. Un’incisione di Gould del Preludio e Fuga in Do, n. 1 dal primo libro del Clavicembalo ben temperato è stata scelta dal comitato della Nasa come una delle più grandi conquiste dell’umanità. La registrazione si trova sul Voyager Golden Record: un disco di rame placcato d’oro di 30 centimetri contenente suoni e immagini scelti per descrivere la varietà di vita e cultura sulla Terra. Il disco è stato collocato sulla navicella Voyager 1, che ora sta procedendo nello spazio interstellare. E’ l’oggetto prodotto dall’uomo più distante dalla Terra. L’intervista completa a Roberto Herlitzka sulla Gazzetta d’Asti in edicola da oggi, venerdì 17 gennaio. Marianna Natale
Herlitzka al Teatro Alfieri per svelare il mistero Glenn Gould
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