“Martedì 15 aprile l’Enel ha spento la luce nell’edificio di via Orfanotrofio. Norme interne all’Ente, impongono che un contratto di fornitura di energia elettrica per cantieri edili non possa avere una durata superiore a 36 mesi. Con quel tipo di contratto e non con più contratti per utenze domestiche, come sarebbe stato auspicabile, dodici famiglie “occupanti” l’edificio hanno avuto la luce. Era il dicembre del 2010, sono seguite le denunce, i processi e le ordinanze di sgombero. Queste ultime non sono state eseguite ma, sospese come una minaccia, hanno fatto prevalere le ragioni dell’ordine pubblico sulle ragioni delle famiglie, gli interessi mercantili della proprietà e del partito del mattone sugli interessi sociali della città e di quella parte di popolazione più esposta ai rigori della crisi. Adesso un nuovo contratto per cantieri edili forse può essere rinnovato, ma deve cambiare il titolare della bolletta e il costo dell’allacciamento, unito alla morosità di una bolletta, ha un peso insostenibile per le famiglie. Sono passati più di tre anni, in tutto questo periodo le dodici famiglie hanno ricostruito a fatica una domiciliarità andata perduta per ragioni di mercato. Su questo nessuno ha dei dubbi. Per uscire dalla condizione di licenziati, intermittenti e precari, senza rinunciare ai più elementari bisogni di vita, uomini e donne hanno ricavato in questo edificio non residenziale dodici unità abitative, limitandole sulle aree disponibili, con interventi di manutenzione ordinaria, attorno ai 12 servizi preesistenti. Quello è stato il loro cantiere. Ne hanno ricavato una condizione di relativa stabilità ma anche di incertezza, come è evidente, perché l’uso futuro dell’edificio non è mai stato nelle loro mani. Nonostante ciò, nonostante la vendita all’asta, in quell’edificio venticinque minori hanno avuto le relazioni primarie protette, alcuni sono nati li, quasi tutti sono in età scolare. Un miracolo si potrebbe dire, che avrebbe meritato più attenzione e cura, soprattutto dalle amministrazioni della città. Dalla notte di ieri sono tutti al buio, adulti e minori in affanno alla ricerca di una soluzione. Cercheranno di farsi luce con mezzi di fortuna, i pericoli per la loro incolumità, tanto spesso evocati strumentalmente da Galvagno prima e da Brignolo poi, potrebbero farsi reali. Perché si è giunti a questo punto ? Perché l’esperienza di questa piccola comunità cittadina ha raccolto indifferenza, incomprensioni e ostilità. Solo pochi cittadini volenterosi, alcuni giovani architetti, i militanti di una Associazione e il Collettivo che ha animato momenti di apertura di questa esperienza alla città, ne hanno colto il valore e le potenzialità. Evidentemente, in questa città, pensare che i legami sociali, di condivisione e solidarietà, possano avere la meglio su un legalitarismo formale e becero e sui condizionamenti di un mercato immobiliare speculativo ed escludente, costituisce ancora una pericolosa eresia. La decisione di spegnere la luce nell’edificio di via Orfanotrofio è assai peggiore di uno sgombero perché tradisce l’intenzione di rendere invisibile la povertà e le persone che la subiscono. La responsabilità morale di questa decisione ricade per intero sulla amministrazione della città. Carlo Sottile
L’ex mutua di via Orfanotrofio senza luce
CRONACA
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