Alla fine ci sono riusciti. Già, con molti sforzi della politica attuale, coadiuvati dal sindaco del capoluogo, oggi possiamo certificare la morte del territorio Astigiano. Con la bravura che ha contraddistinto la nostra classe dirigente, abbiamo assistito negli ultimi 20 anni, ad una lenta ma inesorabile ritirata strategica della rappresentanza politica, sacrificando su questo o quell’altare tutto quello che di buono in 60 anni si era costruito, tranciando di fatto tutto quel percorso che si era assestato, frutto di mediazioni, sacrifici e molti mal di pancia, tra gli uffici amministrativi , le forze economiche e i cittadini. Nell’ordine, abbiamo perso i treni , l’alta velocità e l’alta capacità ferroviaria, stiamo chiudendo l’ospedale, un pezzo per volta, ma lo stiamo chiudendo, abbiamo perso i presidi sanitari di Canelli per un accorpamento con Nizza che non vedrà mai la luce, il Prefetto, ovvero colui che rappresentava lo stato centrale, la tangenziale, la provincia, il provveditorato agli studi, gli uffici distaccati della regione … ma questo sarebbe il meno. Abbiamo perso la dignità, ecco il vero problema. Facciamo l’esempio del Quadrante Regionale, ovvero la divisione in quattro parti della regione, che è stata sottoscritta dall’allora illegittimo presidente della Provincia Brignolo, senza consultare nessuno, mette letteralmente una croce sopra al nostro territorio come lo conosciamo, senza aspettare le modifiche costituzionali e risulta così illegittimo per ben due volte; ora si parla già del trasferimento da Asti ad Alessandria del tribunale, nel 2018, e per ultima in ordine di apparizione, la chiusura della nostra CCIAA. Quest’ultima, poi, suona come una beffa atroce, perché nonostante tutti gli sforzi immaginabili e possibili, la presiede un Confindustriale che guarda caso, rappresenta l’unica associazione datoriale che ha esultato a mezzo stampa all’approvazione del decreto di chiusura. Di fatto, a questo nomenclatura fatta dai soliti noti, che sono sempre gli stessi da circa tre secoli, si rifiuta di prendere atto che i tempi sono cambiati e gli stereotipi pseudo nobiliari che si attribuiscono, solo perché hanno molti soldi o sono semplicemente dei privilegiati, invece che diminuirli tendono a farli lievitare, a volte sconfinando nel ridicolo, non rendendosi conto di quanto male hanno fatto alle persone che qui risiedono, sprecando voragini di denaro come per l’Enofila, imperituro monumento alla malversazione ed alla insipienza amministrativa per finire ad una università che chiama start up l’apertura di un bar in un parcheggio passando per una ATC dalla quale uscivano fiumi di denaro apparentemente senza che nessuno se ne accorgesse o dicesse qualcosa. Anche se cambia qualche dominus, le situazioni restano tali perché si sa, invertendo i fattori,il prodotto non cambia. Cosa vogliono lasciarci ? Un bellissimo carcere pieno di ergastolani, una quantità di extracomunitari non definita, tanta miseria, poco lavoro, moltissima e costosissima sporcizia, erba a volontà e frane ovunque con zero sicurezza. Il premio ? Una quantità di musei che in nessun altro posto si sarebbero sognati di fare che pochi, purtroppo, visitano, ed un fantastico teleriscaldamento che riempirà la tasche a qualcuno a spese di molti. D’altronde, socializzare le perdite per privatizzare gli utili, è uno sport molto gradito alla politica, altro che le piste di atletica . Buone vacanze a tutti. Biagio Riccio
Biagio Riccio: “Possiamo certificare la morte del territorio astigiano”
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