SONY DSCIl servizio civile aiuta il Museo dei fossili: per il quinto anno consecutivo i giovani volontari  supportano il personale del Parco paleontologico astigiano in molteplici attività.  Attualmente sono quattro i ragazzi impegnati nel progetto “Quando tra i filari… nuotavano le   balene”: ultimi arrivati sono Gianluca Poncini, biologo, e Valeria Riccio, laureata in pittura   all’Accademia Albertina di Torino. Già attivi da qualche mese, invece, Federico Imbriano,   naturalista, e Mariangela Pastore, dirigente di comunità. Tutti hanno tra i 25 e i 27 anni e resteranno   in servizio per un anno.  Seguiti nelle azioni di tutoraggio dal paleontologo Piero Damarco, i volontari sono impegnati nelle   visite guidate al Museo Paleontologico, comprese le aperture straordinarie del Settembre Astigiano:   il prossimo appuntamento è per Arti e Mercanti, quando gli spazi del Michelerio resteranno aperti   sabato 26 dalle 17 alle 24, domenica 27 dalle 10 alle 22. E nuovi appuntamenti sono già previsti a   ottobre.  Altri compiti dei quattro ragazzi, svolti in affiancamento al personale dell’Ente, riguardano   l’inventario dei reperti fossili e la preparazione di quelli destinati a essere esposti al museo, la   didattica per le scuole, la catalogazione dei libri, reception e segreteria.    “Sono grato a tutti i giovani – dice Felice Musto, commissario del Parco paleontologico astigiano –   che in questi anni, attraverso le esperienze del servizio civile, intendendo accrescere le proprie   esperienze e conoscenze professionali, hanno donato i loro servigi all’Ente. Con dispiacere, ho   potuto constatare che, a causa del blocco delle assunzioni degli enti strumentali regionali come il   nostro, non è stato possibile contraccambiare la loro passione con importanti gesti di continuità,   attraverso una qualche forma di stabilizzazione. I ragazzi volontari, anzi, sono in attesa da mesi dei   rimborsi spese dovuti loro dallo Stato”.   Secondo Musto “la sfida che la futura “governance” dell’Ente dovrà porsi è investire, con tutti i   mezzi possibili, per potenziare la pianta organica, stabilizzando il personale già inserito e   concentrandosi sulla creatività dei giovani, come accadde negli anni ‘70 quando il neo laureato   professor Giulio Pavia partecipò con la Regione alla ideazione e nascita della riserva naturalistica   paleontologica di Valle Andona-Valle Botto, ora area protetta del Parco paleontologico astigiano”.