“Ospedale: s. m. “Edificio, o complesso di edifici, destinato all’assistenza sanitaria dei cittadini, e quindi adeguatamente attrezzato per il ricovero, il mantenimento e le cure, sia cliniche sia chirurgiche, di ammalati e feriti” – dall’Enciclopedia Treccani. Tutto in un ospedale dovrebbe quindi ruotare intorno al concetto dell’assistenza sanitaria dei cittadini: servizi di eccellenza, spazi adeguati, coinvolgimento del paziente e dei familiari nelle scelte riguardanti il percorso di cura, disponibilità del personale ad ascoltare e comunicare. Per quanto riguarda l’ambiente ospedaliero, la ricerca accademica degli ultimi anni ha evidenziato come la presenza di aree verdi a disposizione dei degenti possa contribuire ad una più rapida guarigione, rispetto a molteplici patologie. Quando si è immersi in un ambiente freddo, funzionale e “spaventoso” come un ospedale, la mente cerca una via di uscita verso la normalità e molti studi internazionali provano come l’esposizione al verde aumenti il livello di serotonina nel corpo umano; significa una carica di energia in più e un antidoto contro la depressione: una strada giusta per la guarigione. Grande interesse rivestono, quindi, le possibilità curative dei giardini terapeutici, laddove gli spazi di pertinenza degli ospedali ne consentano la realizzazione e fruizione diretta da parte dei degenti; da non sottovalutare come la possibilità di percezione e fruizione di spazi verdi anche da parte del personale sanitario sia quanto mai importante ed apprezzata. E ad Asti? Il panorama attuale, pur in presenza di alcuni servizi tecnologici funzionali all’Ospedale, è nel complesso più che buono, potendo tanto i degenti, quanto il personale ospedaliero e anche i parenti ed i visitatori, apprezzare una visuale di pregio delle colline ed aree verdi circostanti. Ma presto il panorama potrebbe essere in gran parte occupato dalla nuova centrale di teleriscaldamento, un complesso presentato come “centro direzionale” ma con tutte le caratteristiche di un GRANDE impianto industriale, definito in Conferenza dei Servizi dalla stessa ASL come NON IDONEO e dall’Arpa come INQUINANTE: due capannoni in cemento alti 16 metri, quattro ciminiere per i fumi da 35 metri, un serbatoio di acqua bollente da 120.000 litri, il rumore dovuto ai motori che produrranno elettricità, le tre torri evaporative. E per ridurre gli ossidi di azoto nei fumi si utilizzeranno alcune decine di tonnellate di urea all’anno, per trattare l’acqua ulteriori decine di tonnellate di acido cloridrico e idrossido di sodio, con una stima – presentata dalla stessa Asti Energia e Calore SpA – dell’aumento di monossido di carbonio nella zona Ospedale da poco più 0,5 tonnellate per anno a quasi 3 tonnellate per anno, con un impatto complessivo di 75 tonnellate in più nel corso dei trent’anni di vita prevista per l’impianto: pur concesso che il tutto rientri nei limiti di legge, non si può negare che l’aumento previsto e così elevato delle concentrazioni di monossido di carbonio nella zona dell’ospedale potrebbe aggravare quei rischi per la salute che la letteratura scientifica associa ad esso, specie se in zona ospedaliera, come la riduzione della capacità di esercizio negli adulti sani e una riduzione della capacità di esercizio nei pazienti con cardiopatia ischemica o angina pectoris, con eccesso di mortalità. In un momento di grandi tagli di spesa per la sanità e in presenza di ingenti investimenti tecnologici già decisi dall’ASL, si potrebbe pensare che realizzare un giardino sia un lusso da evitare. Ma esiste una legge che impone uno spazio libero di 15-20 metri quadrati per ogni posto letto, da adibire a giardino. Il verde, insomma, deve esserci: per legge, oltre che per logica umana…” Cittadinanzattiva, Legambiente, Osservatorio del Paesaggio, Salviamo il Paesaggio, Stop al Consumo di Territorio, Tempi di Fraternità, Tribunale per i Diritti del Malato, Paolo Montrucchio e centinaia di cittadini astigiani
Cittadinanzattiva: “Ogni tanto ci dimentichiamo a cosa serve un ospedale”
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