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Omicidio di Zoe Trinchero: “La violenza contro le donne non nasce il giorno dell’omicidio”
CRONACA
Stella Palermitani 
10 Febbraio 2026

Omicidio di Zoe Trinchero: “La violenza contro le donne non nasce il giorno dell’omicidio”

Continuano ad arrivare le riflessioni e i commenti dopo l’omicidio di Zoe Trinchero, la giovane di 17 anni trovata in un rio nella serata di venerdì a Nizza Monferrato, omicidio per il quale è in carcere ad Alessandria, Alex Manna, 20 anni.

Lo sgomento è il sentimento che più si respira sia a Nizza Monferrato che in tutta Italia.

L’intervento delle Acli

“Come possiamo porci di fronte allo sgomento e al dolore che ci vengono dalla violenza senza senso perpetrata per l’ennesima volta su una ragazza e alla sua conseguente morte, allo spegnimento di ogni sogno, sentimento, respiro? Commentano le Acli di Asti e del Piemonte e il coordinamento Donne Acli del Piemonte -.  Il femminicidio è terribile per le sue conseguenze e per la desolazione che crea intorno a sé: Zoe non è più, non ci saranno più i suoi giorni, i suoi sorrisi, i suoi passi, il suo scegliere un abito nell’armadio, la sua carezza a chi amava. Ma non saranno più molte altre cose, per chi l’ha voluta in questa vita, per tutti coloro che la conoscevano e, dobbiamo ricordarlo, per il suo assassino e la sua famiglia”.

“Il femminicidio è terribile perché è il segno brutale di un senso del possesso subumano e ingiustificato e tutte e tutti noi ne siamo sconvolti, sia come persone che come facenti parte di un’associazione che si impegna quotidianamente per la prevenzione di ogni forma di violenza. Spesso, nei nostri incontri su questi temi, ci siamo chiesti dove fosse finito “L’umano” in presenza di questi fatti che sembrano scaturire dalla caverna della psiche, e ancora ce lo chiediamo, senza tregua, senza consolazione e convinte/i che solo un profondo cambiamento culturale, un’educazione affettiva che parta fin dai primissimi anni, possa portare a un mutamento vero della situazione di noi tutte/i – continuano -. Grandi parole non ne abbiamo, anche se non possiamo quasi più sopportare. Ci uniamo al dolore della famiglia di Zoe e della comunità intera, ma anche allo spavento e al dolore che ci viene dal pensare a un gruppo di loschi personaggi riuniti con bastoni e livido odio sotto la casa di un presunto colpevole già condannato senza il beneficio del dubbio. Come diceva Vittorio Arrigoni, anche lui annientato, ma come tutti i puri, solo fisicamente, dalla violenza: restiamo umani. Perché è la nostra unica speranza”.

Ricordiamo però che l’accusa rivolta a Manna, difeso dall’avvocato Patrizia Gambino, è quella di omicidio aggravato dai futili motivi e non femminicidio. Interrogato ieri di fronte al gip Aldo Tirone e alla presenza del pm Giacomo Ferrando si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Il commento del Ccpo

Anche il Comitato Pari Opportunità della Città di Asti è intervenuto con un lungo commento.

“La violenza contro le donne non nasce il giorno dell’omicidio.

Non nasce all’improvviso, non è un raptus, non è un episodio isolato.

Nasce molto prima.

Nasce nella difficoltà ad accettare un rifiuto, nella confusione tra amore e possesso, nella normalizzazione del controllo, nella svalutazione dell’altro, nel silenzio che circonda segnali evidenti e ripetuti. È un processo che cresce lentamente, spesso sotto gli occhi di tutti, fino a quando diventa irreversibile.

L’uccisione di una ragazza di diciassette anni nel nostro territorio impone una riflessione che va oltre il dolore e lo sdegno. Non è solo una tragedia individuale: è un fallimento collettivo. La domanda che dobbiamo avere il coraggio di porci non è soltanto “chi ha sbagliato”, ma che cosa non ha funzionato prima.

Continuare a parlare di raptus o di casi eccezionali non aiuta a comprendere il fenomeno. Al contrario, rischia di assolverlo. La violenza di genere è un fatto strutturale, radicato in modelli culturali che ancora oggi faticano a essere messi in discussione. È alimentata da stereotipi, da una concezione distorta delle relazioni, da una scarsa educazione emotiva e affettiva.

In questo quadro, i dati locali non possono essere ignorati. Gli accessi al pronto soccorso per violenza di genere, anche in un solo mese, raccontano una realtà che spesso rimane sommersa. Questi numeri ci dicono che la violenza esiste ben prima del femminicidio e che, se non viene intercettata, continua a crescere.

Per questo non bastano le leggi, pur necessarie. Non bastano gli interventi emergenziali, le misure adottate quando il danno è già avvenuto. Serve una strategia più profonda e lungimirante, fondata su informazione, formazione e azione preventiva.

Il nodo centrale riguarda i giovani. Sempre più spesso emerge una difficoltà ad accettare il rifiuto, a gestire la frustrazione, a riconoscere l’autonomia e la libertà dell’altro. Eppure l’Italia continua a non prevedere un’educazione affettiva, relazionale e sessuale obbligatoria e strutturata. Chiediamo relazioni sane senza aver insegnato come costruirle. Pretendiamo rispetto senza aver fornito gli strumenti culturali ed emotivi per comprenderlo.

Educare, dichiara la presidente della Commissione Comunale per le Pari Opportunità Nadia Miletto, al rispetto significa intervenire prima. Significa insegnare che l’amore non è possesso, che il consenso è imprescindibile, che il rifiuto non è un’offesa, che la libertà dell’altro non è una minaccia. E ancora, aggiunge la presidente, significa costruire una cultura in cui la violenza non trovi spazio perché viene riconosciuta e respinta ai primi segnali.

È su questo fronte che la Commissione Pari Opportunità della Città di Asti intende impegnarsi con continuità: non solo nel ricordo delle vittime, ma soprattutto nella diffusione di un messaggio educativo e culturale, rivolto alle scuole, alle famiglie, ai contesti sociali e sportivi, ai luoghi di aggregazione giovanile. Un lavoro paziente, costante, che non si esaurisce in una serata o in una commemorazione, ma che punta a cambiare davvero il modo in cui le relazioni vengono pensate e vissute.

L’obiettivo non è riunirsi sempre più spesso per ricordare donne uccise dalla violenza.

L’obiettivo è arrivare, un giorno, a riunirsi per celebrare il rispetto della donna, della libertà e della vita.

Questa è la responsabilità che abbiamo oggi. Ed è una responsabilità che non può più essere rimandata.

Alla famiglia della giovane vittima va il nostro più sincero e profondo cordoglio, nella consapevolezza che nessuna parola può colmare un dolore così ingiusto e devastante”.

La Provincia di Asti alla fiaccolata

La Provincia di Asti, fa invece sapere che questa sera alle 20.30, parteciperà alla fiaccolata in programma a Nizza Monferrato per esprimere vicinanza e condivisione del profondo dolore che ha colpito la famiglia, gli amici, la comunità, l’amministrazione comunale e l’intero territorio per la tragica scomparsa della giovane Zoe.

“Mi esprimo anche a nome del consiglio provinciale, siamo tutti profondamente scossi da quanto accaduto – dichiara il presidente della Provincia di Asti, Maurizio Rasero –. Di fronte a una perdita così ingiusta e devastante, sentiamo il dovere di essere presenti, in silenzio e con rispetto, accanto alla famiglia e alla comunità di Nizza Monferrato. La fiaccolata vuole essere un gesto semplice ma sentito, per condividere il lutto e ribadire con fermezza il rifiuto di ogni forma di violenza”.

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