Tre domande a… Claudio Graziano
Abbiamo rivolto a Claudio Graziano, appena nominato presidente dell’IDSC, tre domande:
1- Si aspettava la proposta del vescovo di presiedere il CdA dell’IDSC? Lei è il primo laico ad assumere questo incarico nella nostra diocesi. Nei passati CdA molti laici hanno dato il loro tempo e le loro competenze, ma mai in questo ruolo. Oggi la Chiesa riconosce ai laici anche ruoli apicali. Come considera questo cambiamento?
Innanzitutto, mi sento di esprimere un ringraziamento al Vescovo per la fiducia. L’incoraggiamento per un ruolo crescente dei laici viene da lontano e sta crescendo per esigenze oggettive di supporto, condivisione e aiuto anche in contesti di responsabilità e tematiche finora presidiate più direttamente dalla struttura ecclesiale. In un contesto sempre più complesso per normativa e integrato con fattori in evoluzione, in carenza di risorse sia finanziarie sia di persone, nello specifico di sacerdoti, se si può offrire un supporto, è una sfida da tentare. La cosa più difficile sarà riuscire a conciliare il nuovo incarico con quelli che continuerò ad avere, tutti fuori dal contesto di Asti.
2- Dall’esperienza di questi primi giorni, che idea si è fatto dell’Istituto Diocesano?
Da quello che ho visto in questi primi giorni, nel corso degli anni è stato fatto moltissimo. Anche aiutati come dicevo dalla normativa esterna dell’istituto centrale tramite la CEI. Si è anche ampliata l’operatività che sta allargandosi dal sostenimento in senso stretto con la gestione del patrimonio in essere ad una sorta di welfare per clero con l’attivazione di coperture assicurative sanitarie. E ci si è spinti, facendo rete con altre diocesi, a progetti atti a valorizzare i beni attraverso forme innovative come i certificati per i crediti di carbonio dati dall’apporto delle culture boschive in essere. Non da ultimo è stata irrobustita la struttura organizzativa anche nel senso di migliorare il presidio del rischio.
3- Avete davanti a voi cinque anni per amministrare il patrimonio dell’IDSC. Quali saranno le priorità che lei indicherà al CdA e quali sono le attenzioni che richiederà agli altri componenti del Consiglio?
Una prima e forse la più importante considerazione la devo riservare al Vicepresidente ed ai colleghi del Consiglio di Amministrazione. In gran parte in continuità con la precedente consigliatura, è composto da persone di elevata professionalità e competenze integrabili tra loro, che unitamente alla disponibilità dimostrata fin dalle prime riunioni, è la premessa migliore per un buon lavoro. Senza contare il supporto dell’economo e dei volontari che da questo mese sono due. Come dicevo, il contesto è in evoluzione e dovrebbe essere a breve varata una riforma dell’istituto del sostentamento del clero, che comporterà inevitabilmente impatti anche sulla struttura astigiana. Come prime indicazioni sulle prospettive operative, penso che la sfida sia conciliare l’attenzione al sociale ed alle persone in un contesto esterno non facile, con una attenzione alla redditività ed una dinamicità degli investimenti. L’esigenza è anche una conseguenza della dinamica ormai consolidata della riduzione del supporto dell’8 per mille e quindi delle risorse disponibili. Vogliamo inoltre migliorare la comunicazione con l’esterno ed in particolare con i sacerdoti prevedendo un momento di incontro annuo e valutando la creazione di un sito che permetta di conoscere meglio cosa fa l’ente ed i servizi che offre.
Mauro Canta